L’acqua è da sempre una risorsa formidabile per produrre energia, considerando il vasto numero di impianti idroelettrici usati ce ne rendiamo conto. Oggi parliamo del ghiaccio, considerato da molti come un materiale privo di interesse in questo campo, perché incapace di generare carica elettrica se compresso, come invece fanno i materiali piezoelettrici. Un’equipe di ricercatori ha recentemente mostrato al mondo che potrebbe non essere così.
Parliamo di un team internazionale guidato dall’Istituto Catalano di Nanoscienza e Nanotecnologia. Gli studi hanno dimostrato che il ghiaccio può produrre elettricità quando viene deformato in modo irregolare, grazie a un fenomeno chiamato flexoelettricità.
Da questa prima scoperta ne hanno sviluppato anche una seconda, ancora più incredibile: basterebbe aggiungere del comune sale da cucina al ghiaccio, e la sua capacità di generare corrente aumenterebbe di circa mille volte rispetto al ghiaccio puro.
Cosa succede da un punto di vista chimico al ghiaccio
Ma come funziona il processo nel dettaglio? Quando il ghiaccio contiene sale in una concentrazione del 25%, le particelle di acqua e gli ioni di sodio e cloro si mettono lungo i bordi tra i cristalli. Se il materiale risulta piegato, queste particelle si spostano dalle zone compresse verso quelle stirate, generando un flusso elettrico. In pratica, il ghiaccio salato riesce a comportarsi in modo simile ad alcuni materiali piezoelettrici già usati nella elettronica di base.
Purtroppo però ci sono diversi limiti: il ghiaccio salato perde efficienza dopo molte volte che lo si utilizza, inoltre la quantità di energia prodotta resta inferiore a quella generata dai materiali piezoelettrici più complessi. Comunque la scoperta resta incredibile, le caratteristiche di sostenibilità, economicità e disponibilità rendono questa novità molto interessante per future tecnologie green, riuscendo così a ridurre al massimo l’inquinamento e offrendo nel contempo un approccio sempre più ecosostenibile e adatto ad un futuro in cui si lotterà continuamente per il riscaldamento climatico.
