La saga di TikTok negli Stati Uniti si arricchisce di un nuovo capitolo che sembra uscito da un manuale di negoziazione molto, molto aggressiva. L’amministrazione Trump, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, non vuole limitarsi a fare da arbitro nella trattativa per la cessione del ramo americano dell’app: pretende una vera e propria tassa da miliardi in cambio del suo “aiuto”. Una cifra che dovrebbe arrivare direttamente dagli investitori statunitensi coinvolti, tra cui Silver Lake e soprattutto Oracle, gigante della tecnologia pronto a conquistare un ruolo centrale in questa partita.
Oracle, Silver Lake e TikTok: dentro la partita più costosa del social americano
In pratica, la logica è semplice: gli investitori americani mettono i soldi sul tavolo, versano una quota multimiliardaria nelle casse del governo e, in cambio, ottengono il controllo di TikTok US con una partecipazione intorno al 50%. Dall’altra parte, la cinese ByteDance, che resta pur sempre la casa madre dell’app, si accontenterebbe di una quota ridotta, inferiore al 20%. A conti fatti, un ribaltamento degli equilibri pensato per rassicurare Washington sulla “americanizzazione” della piattaforma.
Il punto è che Trump non è nuovo a questo approccio. Già in passato aveva parlato di un “fee-plus”, una sorta di commissione extra che gli Stati Uniti avrebbero dovuto ricevere per aver facilitato certi accordi. All’epoca sembrava un’uscita tra le tante, una delle dichiarazioni colorite che richiedono sempre qualche giorno di decantazione prima di capire se ci sia davvero sostanza dietro. Oggi, con il report del Wall Street Journal, la questione appare invece molto più concreta: non solo un’ipotesi, ma un vero schema di gioco che potrebbe tradursi in miliardi che cambiano direzione, dalle aziende private al governo federale.
E qui si apre il dibattito. Perché mai delle aziende dovrebbero accettare una condizione così onerosa? La risposta più banale è che TikTok vale il rischio. La piattaforma ha un peso enorme sul mercato americano, soprattutto tra i giovani, ed è un asset digitale che promette ritorni economici giganteschi. Se pagare una “tassa” significa garantirsi il lasciapassare politico per farla continuare a funzionare negli Stati Uniti, molti investitori potrebbero considerarlo un male necessario.
Il prezzo politico che gli investitori dovranno pagare
Quello che colpisce, però, è la ripetitività dello schema. Non è la prima volta che l’amministrazione Trump prova a trasformare una questione politica in una trattativa economica diretta, con tanto di percentuale da incassare. Una logica che ribalta i rapporti tradizionali tra governo e business, e che continua ad alimentare domande sul confine, sempre più sfumato, tra interesse nazionale e interesse commerciale. In fondo, l’impressione è che TikTok sia diventata meno una questione di sicurezza e più una partita a poker dove la posta in palio cresce di settimana in settimana.
