Dal primo ottobre i veicoli a benzina Euro 3 non potranno più circolare liberamente in Area B a Milano. Una data che segna l’inizio di una nuova fase, in cui i cittadini dovranno fare i conti con scelte difficili. Cosa succederà a chi non può permettersi di cambiare auto? Il Comune ha previsto un sistema di accompagnamento per il primo anno. Chi aderisce al servizio MoVe-In potrà percorrere fino a 1.500 chilometri all’anno con una scatola nera installata sul veicolo. Un limite che non tiene conto dei giorni di blocco, perché il conteggio avviene sulle ventiquattro ore, senza pause. Per chi rifiuta il MoVe-In restano solo ingressi in deroga: cinquanta per i residenti, venticinque per i non residenti. Una tolleranza che dal secondo anno si riduce drasticamente. I residenti della zona di Milano potranno accedere venticinque volte, i non residenti appena cinque. Una registrazione online sarà necessaria per non rischiare sanzioni automatiche.
Area C: nessuna concessione, solo divieti assoluti a Milano
Se per l’Area B resta qualche spiraglio, in Area C la porta è chiusa senza eccezioni. L’ingresso dei veicoli in divieto sarà immediatamente sanzionato. Nessun chilometraggio da gestire, nessuna deroga da utilizzare. La regola su questa zona di Milano è: chi entra paga, senza alcuna scappatoia. Come reagiranno coloro che per necessità attraversano quotidianamente il centro storico. Sarà sufficiente la paura delle multe per cambiare abitudini consolidate?
Il Comune ha scelto di rinviare alcune misure al primo ottobre 2026. La scadenza riguarda i motoveicoli e motocicli a due tempi Euro 2 e 3, i diesel Euro 2 e 3 e i benzina a quattro tempi fino a Euro 2. Un rinvio che offre tempo, ma non cancella l’orizzonte di restrizioni sempre più stringenti. Intanto Milano si prepara. Alcuni automobilisti studiano il sistema MoVe-In come ultima ancora di salvezza, altri sperano nelle deroghe residue. Intanto cresce l’ansia di chi lavora in centro e vede avvicinarsi la data fatidica. Vale la pena rischiare multe salate per non cambiare mezzo? Milano sembra voler dare una risposta netta: l’aria va tutelata, anche a costo di sacrifici dolorosi.
