La Cina ha vietato ufficialmente l’acquisto delle schede grafiche RTX Pro 6000D di NVIDIA, progettate appositamente per il mercato locale. La notizia, riportata dal Financial Times e confermata dall’azienda, segna un punto critico nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. NVIDIA aveva rispettato i parametri fissati da Washington per limitare l’export di chip AI, eppure ora si trova bloccata.
Le motivazioni sono legate alla sicurezza nazionale e al timore che questi acceleratori possano rafforzare le capacità militari e cibernetiche cinesi. Negli ultimi anni gli USA hanno più volte modificato i criteri di potenza consentita, costringendo NVIDIA a creare versioni “adattate” per il mercato cinese. Nonostante gli sforzi, il governo di Xi Jinping ha deciso di vietare l’acquisto delle nuove schede. Il risultato ? Sono rimasti invenduti migliaia di ordini già piazzati da colossi come Alibaba, Tencent e ByteDance.
NVIDIA delusa, miliardi in gioco con il blocco cinese
Jensen Huang, fondatore e CEO di NVIDIA, ha definito la decisione “deludente”, sottolineando l’importanza del mercato cinese per l’azienda. Dietro le sue parole si nasconde però un impatto economico enorme. Parliamo di miliardi di dollari potenzialmente persi e costi di produzione già affrontati. Huang aveva tentato anche un approccio politico, cercando il supporto dell’amministrazione Trump in cambio di commissioni sui profitti.
Le dichiarazioni di Pechino evidenziano che la scelta va oltre i rapporti commerciali, ma probabilmente riguarda equilibri geopolitici complessi. Negli Stati Uniti, invece, le reazioni sono state molto più dure. Mike Johnson, Speaker della Camera dei Rappresentanti, ha accusato la Cina di “rubare proprietà intellettuale” e di ignorare le leggi sui brevetti. NVIDIA si trova così stretta tra due fuochi, da una parte i vincoli di Washington, dall’altra i divieti di Pechino.
Di fronte a questa situazione la Cina dovrà accelerare lo sviluppo di soluzioni interne, mentre NVIDIA cercherà nuovi sbocchi per compensare le perdite. Una decisione che non colpisce solo un’azienda, ma modifica l’intero equilibrio tecnologico tra le due maggiori potenze mondiali.
