L’automobile continua ad essere il motore della mobilità in Italia. Secondo l’indagine, il 77% degli italiani, infatti, la utilizza frequentemente, mentre il 92% la sceglie almeno una volta a settimana. Numeri schiaccianti che lasciano indietro il trasporto pubblico, fermo al 19%. Sei cittadini su dieci però percepiscono alternative valide all’uso dell’auto, con differenze marcate tra Nord e Sud. Nei grandi centri urbani si intravede una maggiore disponibilità a cambiare abitudini, mentre nelle aree interne invece le strade della mobilità alternativa sembrano ancora chiuse. L’Indice di mobilità sostenibile introduce inoltre un dato nuovo con la media italiana che si ferma a 66 su cento. Un’immagine utile per cogliere la distanza tra desiderio e realtà.
L’incognita dei veicoli elettrici ed una mobilità statica
L’interesse verso i veicoli elettrici rimane fragile. Solo il 10% del campione dichiara l’intenzione di acquistare entro un anno. Il 59% non prende in considerazione questa scelta. Gli ostacoli sono concreti: prezzi elevati, autonomia limitata, colonnine insufficienti, timori legati alla sicurezza delle batterie. Soltanto un intervistato su cinque considera adeguata l’infrastruttura di ricarica, con giudizi particolarmente negativi nelle regioni del Centro-Sud. Le aspettative si scontrano con realtà difficili da ignorare. Quale senso avrebbe un’auto elettrica senza una rete capillare di ricarica? Nel frattempo cresce la consapevolezza sull’impatto ambientale del trasporto merci. L’85% degli italiani riconosce difatti il legame con l’inquinamento e l’80% collega i costi del trasporto al prezzo finale dei prodotti. La soluzione della mobilità più sostenibile sembra l’intermodalità ferrovia-strada, considerata valida da sette cittadini su dieci.
Ed i trasporti pubblici? Oltre metà degli italiani utilizza i treni regionali. Il 44% apprezza l’integrazione con altri mezzi, ma chiede maggiore coordinamento di orari e biglietti unificati. È una richiesta di semplicità, di un viaggio meno frammentato. Le tecnologie emergenti alimentano fascino e timori. L’85% ha sentito parlare di guida autonoma, ma solo un terzo la considera affidabile. La mancanza di controllo umano spaventa, mentre l’intelligenza artificiale riceve maggiore fiducia. Il 62% la immagina utile per pianificare la mobilità e migliorare la sicurezza, ma al contempo restano dubbi su privacy e posti di lavoro. Adesso, tra la necessità di ridurre l’impatto ambientale e la fatica di abbandonare abitudini radicate nella mobilità tradizionale, si pensa a quanto possa l’Italia voler cambiare davvero.
