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Buco nero senza galassia svelato dal telescopio Webb

Il telescopio James Webb ha osservato un buco nero primordiale isolato, sfidando le attuali teorie sulla formazione delle galassie.

scritto da Margherita Zichella 15/09/2025 0 commenti 2 Minuti lettura
Il telescopio James Webb ha osservato un buco nero primordiale isolato, sfidando le attuali teorie sulla formazione delle galassie.
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L’universo ha sempre il talento di sorprenderci proprio quando pensiamo di averne capito almeno le regole di base. È successo di nuovo grazie al telescopio spaziale James Webb, che ha individuato quello che alcuni scienziati chiamano un buco nero “quasi nudo”. L’espressione fa già sorridere, ma rende bene l’idea: un oggetto enorme, antichissimo, che sembra starsene lì senza la compagnia di una galassia vera e propria. E questa stranezza potrebbe rimettere in discussione il nostro manuale cosmico.

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QSO1, un buco nero primordiale che potrebbe riscrivere la storia dell’universo

Finora la storia del cosmo la raccontavamo così: prima sono nate le stelle, poi le galassie, e solo dopo i buchi neri, figli del collasso delle stelle più massicce. Eppure i dati raccolti non si incastrano in questa sequenza ordinata. Quello che Webb ci mostra è un buco nero di circa 50 milioni di masse solari risalente a oltre 13 miliardi di anni fa, quando l’universo aveva appena 700 milioni di anni. Intorno a lui, quasi nulla: solo un alone di gas primordiale, idrogeno ed elio, gli ingredienti base di ogni cosa, ma senza i “metalli” più pesanti che nascono dentro le stelle. In pratica, QSO1 sembra non aver avuto abbastanza tempo per circondarsi di una galassia viva e attiva.

È qui che il dibattito si accende. Una possibilità è che si tratti di un “buco nero primordiale”, quelli ipotizzati da Stephen Hawking negli anni Settanta: oggetti nati direttamente dalle fluttuazioni estreme dei primi istanti dopo il Big Bang. Se fosse davvero così, avremmo davanti non solo una conferma di un’idea rimasta per decenni nel cassetto, ma anche un tassello fondamentale per capire come l’universo si sia organizzato nelle sue prime epoche. L’alternativa è un collasso diretto di una gigantesca nube di gas, ma per rendere plausibile questo scenario servono condizioni molto particolari, che al momento non sembrano emergere con chiarezza dai dati.

Gli scienziati, come sempre, restano prudenti. Andrew Pontzen, cosmologo a Durham, invita a non correre troppo: le prove sono forti, ma non definitive. Del resto, non sarebbe la prima volta che un’osservazione rivoluzionaria apre più domande di quante ne risolva. Strumenti futuri, come i rivelatori di onde gravitazionali di nuova generazione, potrebbero davvero dirci se QSO1 è un relitto del Big Bang o un colosso nato in un modo ancora più sorprendente.

Per ora resta lì, sospeso nella sua lontananza di miliardi di anni luce, come una sfida silenziosa alle nostre teorie. Ed è forse proprio questa la parte più affascinante: ogni volta che pensiamo di aver tracciato una mappa sicura del cosmo, lui trova il modo di farci capire che la storia è molto più complicata e misteriosa di quanto immaginiamo.

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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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