Dimentica l’immagine di Marte come un semplice sasso rosso e polveroso. Sotto quella crosta arrugginita, il pianeta nasconde un segreto che ci riporta agli albori del sistema solare. Un cimitero di mondi mai nati.
Spulciando tra i dati raccolti dal lander InSight della NASA, ci siamo resi conto che le viscere di Marte sono tutt’altro che omogenee. Anzi, sono un caotico mosaico. Immagina giganteschi blocchi di roccia, alcuni grandi quanto embrioni di pianeti, rimasti incastrati nel mantello marziano circa 4,5 miliardi di anni fa. Un’epoca violenta, in cui il giovane pianeta veniva bombardato senza sosta da impatti devastanti.
Questa non è fantascienza. È la fotografia incredibilmente dettagliata che ci restituisce uno studio pubblicato su Science da un’équipe capitanata da Constantinos Charalambous dell’Imperial College di Londra. Lui stesso lo ammette con un certo stupore: “Non avevamo mai osservato l’interno di un pianeta con questa chiarezza”.
E pensare che abbiamo sempre considerato Marte un pianeta “morto”. Geologicamente inerte. Niente placche tettoniche che danzano e si scontrano, nessun vulcanismo paragonabile alla nostra Terra irrequieta. Eppure, qualcosa laggiù trema. Il sismometro di InSight ha captato dei sussulti, delle scosse che ci hanno permesso di guardare per la prima volta cosa si agita sotto la superficie. Otto di questi eventi sismici hanno rivelato un’anomalia curiosa: le onde rallentavano il passo, come se attraversassero un materiale diverso, più denso e alieno rispetto al resto del mantello.
Qual è la spiegazione più probabile? Quei rallentamenti sono causati da detriti piovuti dal cosmo, relitti di un’era di formazione planetaria rimasti sepolti per miliardi di anni. Anche la nostra Terra ha subito lo stesso, brutale battesimo del fuoco, ma la sua continua attività geologica, un perenne rimescolamento interno, ha cancellato quasi ogni traccia di quel passato turbolento.
Marte no. Molto più quieto, ha conservato quelle antiche cicatrici. Il suo mantello, come dice Charalambous, è “costellato di frammenti antichi”, sopravvissuti intatti grazie all’evoluzione pigra e poco dinamica del pianeta. E proprio questa sua pigrizia oggi ci regala un’opportunità pazzesca: sbirciare attraverso una finestra aperta non solo sul passato di Marte, ma sulla ricetta originale con cui sono stati costruiti tutti i mondi rocciosi, compreso il nostro.
