Il mondo degli smartphone ha assistito all’arrivo dei Google Pixel 10. I nuovi dispositivi portano con sé il processore Tensor G5 e, soprattutto, l’adozione delle memorie UFS 4.0. Con alcune varianti dotate della tecnologia avanzata Zoned UFS (ZUFS), pensata per organizzare i dati in zone e garantire prestazioni più stabili nel tempo. Non tutti gli utenti però possono beneficiare di tali novità allo stesso modo. Le versioni base dei Pixel 10 e 10 Pro, con 128 GB, continuano a montare memorie UFS 3.1. Mentre i tagli superiori passano a UFS 4.0. Solo le configurazioni più capienti dei modelli Pro (512 GB e 1 TB) sfruttano lo ZUFS. I modelli più grandi come il Pixel 10 Pro XL e il Pixel 10 Pro Fold, partendo da 256 GB, invece, non incontrano tale limite.
Google: quali sono le caratteristiche delle memorie dei nuovi Pixel 10?
I primi test comparativi hanno evidenziato come la differenza tra le memorie non è sempre netta. In uno benchmark effettuato confrontando un Pixel 10 da 128 GB con un Pixel 10 Pro XL da 256 GB, emerge un vantaggio specifico. Quest’ultimo si palesa nei trasferimenti sequenziali ma non nei test “random” rilevanti per l’uso quotidiano. Le possibili spiegazioni sono diverse. Google potrebbe aver privilegiato moduli UFS 4.0 più economici rispetto alla concorrenza. Oppure aver ottimizzato il controller Tensor G5 per sfruttare al massimo le memorie UFS 3.1. Non è escluso che la scelta risponda a una strategia conservativa, volta a garantire efficienza energetica, gestione termica e durata delle memorie.
Per gli utenti, la conseguenza più pratica riguarda la capacità di archiviazione effettiva per i diversi dispositivi presentati. Dunque, secondo le informazioni emerse, le nuove memorie non rappresentano un cambiamento radicale rispetto ai modelli precedenti. Mentre la differenza con i concorrenti rimane significativa. Non resta che attendere. Con il tempo emergeranno i primi dati sulle vendite. I quali forniranno un quadro chiaro delle scelte degli utenti riguardo i nuovi dispositivi Pixel 10 di Google.
