Quando venerdì la corte d’appello di Washington ha parlato, la notizia è arrivata come una scossa: gran parte dei dazi introdotti da Trump sono illegali. Non è una sorpresa assoluta — in tanti lo avevano ipotizzato fin dall’inizio — ma sentirlo confermare dai giudici ha un peso completamente diverso. La questione, spiegata in poche parole, è semplice: il presidente non può decidere da solo di imporre dazi così ampi e generici. Questo potere spetta al Congresso. Alcuni accordi, più mirati e settoriali, invece rientrano nelle sue competenze, come quelli su acciaio, rame e alluminio.
Componenti PC e SSD in bilico dopo la sentenza sui dazi Trump
Per le aziende e i governi coinvolti, la vicenda non fa che aggiungere ulteriore confusione. Già era difficile destreggiarsi in uno scenario in cui, dall’oggi al domani, potevano arrivare aumenti, riduzioni o rinvii improvvisi. Ora si aggiunge l’incertezza legata alla validità stessa di molte misure. E la verità è che nessuno sa davvero cosa succederà nei prossimi mesi: non ci sono precedenti per una situazione del genere.
Nel frattempo, i dazi continuano a restare validi, almeno fino al 14 ottobre, come stabilito dalla prima sentenza. Questo lascia all’amministrazione Trump lo spazio per tentare l’ultima carta: portare la questione davanti alla Corte Suprema. E qui si entra in un territorio ancora più delicato, perché proprio quella corte è stata spesso accusata di essere troppo vicina al presidente. Tre dei nove giudici sono stati scelti da lui, e la maggioranza pende comunque dalla parte repubblicana. È facile intuire perché la Casa Bianca abbia scelto di non mollare la presa.
Nel frattempo, la vita pratica va avanti e non mancano le sorprese. È stato appena annunciato che i dazi del 25% su diversi componenti informatici provenienti dalla Cina — dalle schede madri agli SSD — saranno rinviati di altri novanta giorni. Slittano quindi all’1 dicembre, sempre con l’incognita di nuovi colpi di scena. Perché se c’è una cosa che questa vicenda ci ha insegnato, è che la prevedibilità non appartiene a questa stagione politica.
