C’è chi dice che lo spazio sia silenzioso. Eppure, ogni tanto, l’universo ci lancia un segnale capace di scuotere anche gli scettici. È quello che sta accadendo con 3I/ATLAS, un oggetto misterioso che viaggia tra le stelle e che ha fatto capolino nei nostri cieli lo scorso luglio. Non resterà a lungo: attraverserà il Sistema solare e poi tornerà verso l’ignoto, lasciandoci soltanto il ricordo del suo passaggio.
3I/ATLAS: l’oggetto interstellare che fa discutere gli astronomi
Questa apparizione, rarissima – solo altri due corpi interstellari erano stati riconosciuti in passato – ha riacceso un dibattito che da anni divide astronomi e curiosi. Tutto nasce da un’immagine scattata dal telescopio spaziale Hubble, dove accanto al nucleo di 3I/ATLAS brilla un punto luminoso difficile da spiegare. In una cometa normale la luce è dovuta ai ghiacci che evaporano avvicinandosi al Sole. Qui, però, sembra arrivare dall’interno stesso del corpo, quasi come se custodisse un cuore acceso.
Su questa stranezza si è soffermato Avi Loeb, professore di Harvard, noto per le sue interpretazioni fuori dagli schemi. Secondo lui, l’oggetto potrebbe essere ciò che resta di una stella esplosa, ancora intriso di energia radioattiva. Ma c’è un’altra ipotesi, molto più ardita, che sta infiammando le discussioni: e se fosse un manufatto tecnologico, una sorta di navicella alimentata da un motore nucleare? In quel caso, le scie che si vedono non sarebbero vapori cometari, bensì i resti raccolti durante un viaggio interstellare lungo milioni di anni.
Non è la prima volta che Loeb si spinge in queste direzioni. Già con ʻOumuamua, il primo visitatore interstellare, aveva parlato di possibili vele solari extraterrestri. Le sue idee dividono, certo, ma hanno il merito di spostare lo sguardo oltre i confini abituali della scienza.
Un momento decisivo arriverà a ottobre, quando 3I/ATLAS passerà nei pressi di Marte. Loeb ha suggerito alla NASA di puntare gli strumenti della sonda Mars Reconnaissance Orbiter per ottenere immagini ravvicinate. L’agenzia pare intenzionata a prendere in considerazione l’idea. Forse non scopriremo una civiltà aliena, ma ogni dettaglio in più ci aiuterà a capire meglio questo enigmatico viaggiatore.
Fino ad allora, resta la suggestione: una luce lontana, una rotta misteriosa e quella domanda che l’uomo porta con sé da sempre – davvero siamo gli unici a guardare le stelle?
