Apple non le manda a dire. Nei giorni in cui a Londra si discute di nuove regole per il mercato digitale, la Mela ha lanciato un avvertimento che suona più o meno così: “Attenzione, queste norme rischiano di fare più male che bene”. Un messaggio diretto ai regolatori britannici, riuniti sotto l’ala del CMA, l’autorità che si occupa di concorrenza e mercati.
UK punta a concorrenza mobile, Apple risponde dura
Il punto è semplice: il Regno Unito sta pensando di seguire una strada molto simile a quella intrapresa dall’Unione Europea con il Digital Markets Act. E chi ha seguito il caso sa già cosa significa. L’idea di fondo è rendere i sistemi più aperti, garantire l’interoperabilità e permettere agli sviluppatori – e quindi agli utenti – di non essere vincolati esclusivamente ai canali ufficiali di Apple. Tradotto: pagamenti che potrebbero passare anche fuori dall’App Store, maggiore libertà per chi sviluppa applicazioni e meno controllo da parte di Cupertino.
Apple, però, non è affatto entusiasta. Dal suo punto di vista, la questione non riguarda solo i profitti – che pure verrebbero toccati in maniera importante – ma anche sicurezza e privacy. Un ecosistema troppo aperto, sostengono a Cupertino, espone gli utenti a frodi e attacchi che oggi il sistema “blindato” dell’iPhone riesce a contenere. Inoltre, l’azienda fa notare che simili regolamenti rallenterebbero l’introduzione di nuove funzioni, creando un mercato a due velocità.
Il CMA, dal canto suo, ribatte che non sta copiando le regole di Bruxelles, anche se i temi in discussione sono praticamente gli stessi. L’obiettivo dichiarato è stimolare la concorrenza senza intaccare la sicurezza degli utenti. E non manca la stoccata: sommando le quote di mercato di Apple e Google, si copre praticamente l’intero mondo del mobile. Insomma, un duopolio a tutti gli effetti, che secondo l’authority britannica non fa bene a nessuno.
La partita è ancora aperta e il verdetto dovrebbe arrivare entro ottobre. Fino ad allora, il braccio di ferro tra Cupertino e Londra promette scintille. Da una parte la promessa di più libertà per sviluppatori e consumatori, dall’altra il timore che questa libertà abbia un prezzo salato in termini di sicurezza.
