Questa volta Starship ce l’ha fatta davvero. Dopo settimane di attese, rinvii e cieli poco collaborativi, il decimo volo di prova del razzo di SpaceX si è trasformato in un momento di svolta, non solo per l’azienda di Elon Musk, ma per l’intera corsa allo spazio del nostro tempo. Era notte fonda in Italia, le 1:30 del 27 agosto, quando il colosso argentato alto più di 120 metri ha lasciato la rampa di Starbase: un boato, una scia di fuoco, e un intero team con il fiato sospeso fino all’ultimo.
Il gigante argentato di SpaceX affronta la notte: successo tra booster e navetta
Per chi ha seguito la diretta, è stato chiaro sin da subito che non si trattava di un test qualsiasi. Ogni fase, ogni manovra era un banco di prova che SpaceX inseguiva da mesi. Il primo stadio Super Heavy, il più grande mai costruito, ha finalmente mostrato la sua affidabilità con un rientro controllato e uno splashdown nel Golfo del Messico. Non un dettaglio da poco, visto che nei voli precedenti i booster erano andati distrutti prima di toccare l’acqua. Stavolta, invece, hanno funzionato persino le manovre sperimentali, come il flip a basso consumo di carburante e un’accensione con configurazioni particolari dei motori Raptor.
Ma il vero spettacolo è arrivato con la Ship, la parte superiore del razzo. Per la prima volta ha simulato il rilascio di otto satelliti Starlink, dimostrando che il sistema di dispiegamento può funzionare. Quei satelliti erano solo finti, destinati a bruciare nell’atmosfera, ma il successo del test apre la strada a una costellazione orbitale sempre più vicina alla realtà. E, ancora più importante, a missioni che potranno trasportare carichi ben più ambiziosi.
A rendere il tutto ancora più significativo c’è stato un dettaglio tecnico non da poco: la riaccensione in orbita di un motore Raptor, avvenuta circa 38 minuti dopo il lancio. Una manovra che non serve solo a fare spettacolo, ma che è vitale per pensare a viaggi oltre la Terra, verso la Luna o addirittura verso Marte.
Il rientro della Ship ha regalato altri brividi. SpaceX aveva volutamente tolto alcune piastrelle termiche per testare nuovi materiali, una scelta rischiosa che ha portato alla perdita di una parte della sezione posteriore. Nonostante ciò, la navetta ha resistito abbastanza da accendere i motori e ammarare nell’Oceano Indiano, quasi centrando la zona designata.
Elon Musk non ha perso tempo: poche ore dopo il successo, ha ringraziato pubblicamente i suoi team, definendo il volo un passo enorme verso il futuro. E guardando le immagini del lancio, con quel gigante argentato che rompe il silenzio della notte, è difficile non condividere il suo entusiasmo. Per una volta, l’attesa e i rinvii sono valsi fino all’ultimo secondo.
