Per anni, certe teorie matematiche erano state lasciate in un angolo, un po’ come quei libri pieni di formule che nessuno sfoglia più perché “tanto non servono a niente”. E invece, proprio lì, nascosta tra le pagine dimenticate, un gruppo di matematici e fisici dell’Università della California del Sud ha trovato una sorpresa: particelle teoriche che hanno deciso di battezzare “neglecton” — un nome che è già un programma, visto che per anni sono state trascurate.
Particelle dimenticate e anyon: verso un calcolo quantistico universale
Queste particelle, combinate con gli anyon di tipo Ising (vecchie conoscenze nel mondo del calcolo quantistico), potrebbero cambiare le regole del gioco. E non in piccolo: la loro presenza aprirebbe la strada a un calcolo quantistico universale basato solo sulla tecnica del braiding, cioè lo scambio fisico delle particelle nello spazio. In pratica, un balletto di minuscole entità che intrecciandosi tra loro eseguono operazioni logiche.
Il problema di fondo del quantum computing è sempre stato lo stesso: i qubit, che possono essere in più stati contemporaneamente, sono meravigliosi sulla carta… ma fragilissimi nella realtà. Basta un soffio — metaforico o meno — per far crollare i calcoli in un mare di errori. E i meccanismi per correggere questi errori, oltre a essere complessi, rallentano tutto.
Il calcolo quantistico topologico cerca di aggirare questa fragilità usando particelle esotiche meno vulnerabili ai disturbi ambientali. Gli anyon di tipo Ising erano già una promessa, ma da soli non bastavano: sapevano fare solo parte del lavoro. È qui che i neglecton entrano in scena come la tessera mancante di un puzzle. Nel modello proposto da Aaron Lauda e dal suo team, un singolo neglecton resta fermo mentre gli anyon gli danzano attorno, completando così l’insieme di operazioni necessario per un computer quantistico universale.
Neglecton per correggere gli errori
Non è un’idea priva di insidie: il modello matematico “non semisemplice” che descrive queste particelle può introdurre irregolarità nei calcoli. Ma i ricercatori hanno pensato a un trucco: isolare le parti instabili, come se in una casa con stanze fragili si decidesse di abitare solo in quelle sicure.
Ora tocca agli sperimentatori capire se i neglecton possano esistere davvero nel mondo fisico. Se sì, questo “ritrovamento” potrebbe essere uno di quei colpi di scena che la scienza ama regalare: qualcosa che tutti avevano ignorato, e che invece potrebbe portare i computer quantistici più vicini alla realtà.
