Succede qualcosa di inaspettato nel mondo dell’alta tecnologia e della politica americana. Donald Trump, mai particolarmente sobrio nelle sue uscite pubbliche, ha deciso di puntare il dito contro Lip-Bu Tan, nuovo CEO di Intel. Non si è limitato a una critica generica: ha proprio chiesto le sue dimissioni immediate, e lo ha fatto in modo plateale, attraverso un post sul suo social network, Truth Social. Secondo Trump, Tan sarebbe “altamente in conflitto”. Non ha aggiunto dettagli, ma l’allusione — piuttosto trasparente — sembra riferirsi alle origini asiatiche del CEO e ai suoi legami professionali con la Cina.
Geopolitica e chip, Intel sotto pressione per legami controversi del suo CEO
E come spesso accade quando l’ex Presidente twitta (o meglio, truth-a), i mercati reagiscono: nel pre-mercato, le azioni Intel sono scese del 3%, mostrando quanto le parole possano pesare, soprattutto in contesti già delicati. Perché sì, Intel sta attraversando un momento decisamente complesso. È l’unica grande azienda americana in grado di produrre chip avanzati, ha ricevuto una pioggia di finanziamenti pubblici, ma continua a inseguire la concorrenza di TSMC, il colosso taiwanese sempre un passo avanti.
Nel frattempo, anche altri nomi del mondo repubblicano stanno mettendo pressione. Il senatore Tom Cotton ha inviato una lettera al consiglio di amministrazione di Intel, in cui solleva dubbi pesanti sul passato di Tan. A preoccupare sono soprattutto i suoi investimenti in startup tecnologiche cinesi (alcune legate al produttore SMIC) e il recente scivolone dell’azienda che guidava prima di Intel — Cadence Design Systems — finita sotto i riflettori per aver venduto software a un’università cinese collegata all’esercito.
La domanda ora è: quanto pesano davvero questi legami nel presente di Intel? E soprattutto, quanto influisce l’immagine pubblica in un contesto dove la geopolitica si intreccia con la tecnologia e il denaro pubblico? Tan ha avvertito che, senza clienti forti, Intel rischia di dover abbandonare lo sviluppo di alcune delle sue tecnologie più promettenti. In gioco non c’è solo il futuro di un CEO, ma anche quello della leadership americana nei semiconduttori.
Per ora, dalla Casa Bianca e da Intel tutto tace. Ma il clima è rovente. E non solo per colpa dell’estate.
