Il Governo e i provider dello SPID non sono ancora riusciti a trovare un accordo. L’intesa precedente, che era in vigore fino a luglio, non è stata rinnovata e, nonostante un incontro tra le parti lo scorso 5 agosto, il tavolo è rimasto senza una soluzione concreta. Il problema principale? I gestori, tra cui nomi importanti come Aruba, Infocert e Register, vogliono garanzie economiche più solide e soprattutto un po’ di chiarezza sul futuro. Tutto questo diventa ancora più urgente considerando la transizione all’IT Wallet europeo, prevista per il 2026, una novità che il Governo per ora sembra poco disposto a sostenere come richiesto.
Gelo tra Governo e provider: il destino di SPID è appeso a un filo
Durante l’incontro, come riportato da Repubblica, i provider si aspettavano di vedere almeno le bozze dei decreti sull’IT Wallet, ma queste non sono arrivate. Una mancanza che ha aggiunto incertezza in un quadro già piuttosto fragile, soprattutto per le aziende che hanno investito milioni negli anni scorsi, cercando di mantenere SPID gratuito. Un sacrificio importante che, ad oggi, non sembra aver portato i risultati sperati.
Alcuni provider, nel frattempo, hanno iniziato a spostarsi verso un modello a pagamento — un passo comprensibile, visto che devono almeno coprire i costi sostenuti. E probabilmente questi casi cresceranno. Il timore più grande? Che, come ha detto più volte anche il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, SPID possa essere messo da parte in favore della Carta d’Identità Elettronica. Intanto, i 40 milioni stanziati nel 2023 per sostenere i gestori sono ancora bloccati, con la prospettiva, al momento, di un primo piccolo acconto da 100.000 euro solo in autunno, seguito da pagamenti diluiti nel tempo.
Il tempo stringe, perché la scadenza per un accordo definitivo è fissata a ottobre. Se non si troverà un’intesa, i fornitori potrebbero — ed è del tutto legittimo e giustificato — decidere di chiudere il servizio. Il che significherebbe lasciare milioni di cittadini e professionisti senza lo strumento più usato per accedere ai servizi digitali della pubblica amministrazione. Le trattative riprenderanno a settembre, ma il quadro resta chiaro: senza fondi immediati e senza un progetto definito per il “dopo SPID”, tutto il sistema rischia di crollare come un castello di carte.
