Airbnb guarda oltre l’ospitalità. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’app in un assistente di viaggio intelligente, capace di offrire molto più di una semplice prenotazione. Il primo passo concreto in questa direzione è l’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale, al centro della strategia delineata dal CEO Brian Chesky durante l’ultima call con gli investitori.
Un’app che agisce per l’utente, non solo su richiesta
La visione di Chesky è chiara: in un futuro non troppo lontano, tutte le principali app saranno guidate dall’AI, e Airbnb vuole arrivarci per prima. Il nuovo agente virtuale, già in fase di distribuzione, è stato costruito su una combinazione di 13 modelli di intelligenza artificiale e addestrato su decine di migliaia di conversazioni reali. Il risultato? Una riduzione del 15% nelle richieste che richiedono l’intervento umano.
Nei prossimi 12 mesi, questo strumento evolverà fino a gestire in autonomia alcune azioni. L’AI sarà in grado, ad esempio, di capire quale prenotazione l’utente intende annullare, procedere alla cancellazione e suggerire in automatico soluzioni alternative. Il tutto senza che venga formulata una richiesta esplicita.
Non solo case: massaggi, chef privati e incontri esclusivi
L’ambizione dell’azienda è evidente anche nella trasformazione dell’offerta. Con l’ultimo aggiornamento, Airbnb ha introdotto nuove esperienze accessibili direttamente dall’app: non più solo alloggi, ma anche servizi su misura come personal trainer, massaggiatori, chef e persino appuntamenti con celebrità.
Secondo Chesky, l’AI sarà il collante tra queste proposte, agendo come un vero agente di viaggio virtuale sempre disponibile. Non solo uno strumento per organizzare, ma anche per anticipare i bisogni e costruire itinerari in tempo reale.
Un percorso ambizioso, tra visione e sfide
Già a febbraio, il CEO aveva definito prematuro l’utilizzo dell’AI per pianificare viaggi, ma ora ritiene che i tempi siano maturi. La trasformazione di Airbnb in un’app “nativa AI” è ufficialmente iniziata, con l’obiettivo dichiarato di diventare la “Amazon dei viaggi”.
Nel frattempo, la società affronta alcune criticità: pur avendo superato le previsioni sui ricavi e annunciato un buyback da 6 miliardi di dollari, ha previsto una crescita più lenta nel terzo trimestre. Un segnale che non è passato inosservato agli investitori, causando un calo del titolo in Borsa.
