L’Assistente Google su dispositivi Home e Nest sembra attraversare il momento più delicato dalla sua nascita. La promessa di un futuro più intelligente con il passaggio a Gemini, la nuova versione potenziata dall’intelligenza artificiale, si è trasformata per molti in un’attesa interminabile. I comandi vocali spesso falliscono, le routine si attivano in ritardo o non funzionano, e i dispositivi si disconnettono da soli senza motivo.
Google Home: un bug corretto, ma la concorrenza avanza
Google ha cercato di attuare delle piccole modifiche cambiando i nomi di sei voci su dieci dell’Assistente in versione Gemini. Aloe diventa Bloom, Verbena si trasforma in Magnolia, Ivy in Violet, Jade in Pothos, Eucalyptus in Calathea e Pilea in Amarylis. Tutti nomi ispirati al mondo vegetale, coerenti con lo stile di sempre, ma poco intuitivi per molti utenti. Il problema è che dietro questa “trasformazione” non vi è stato alcun miglioramento tecnico. Insomma, qualità audio, intonazione ed espressività sono rimaste le stesse. L’unica eccezione è la voce Fern, ora con una tonalità più calda.
Nel frattempo, l’adozione di Gemini procede a rallentatore, è disponibile solo in pochi Paesi e senza una roadmap chiara, lasciando la community divisa tra chi attende novità e chi si sente bloccato in un limbo.
Una piccola boccata d’aria per gli utenti Android è arrivata con l’aggiornamento dell’app Google Home alla versione 3.37. Il nuovo rilascio ha risolto un fastidioso bug che impediva di utilizzare correttamente i pulsanti per salvare o chiudere le routine, bloccati nella parte bassa dello schermo a causa di un problema di interfaccia con Android 16. Anche il menù a tre punti e i titoli delle pagine sono stati riposizionati, evitando sovrapposizioni con la fotocamera o la barra di sistema.
Nonostante questa correzione, il clima resta teso. Google sembra più concentrata su aggiustamenti estetici che su un rilancio funzionale dell’Assistente. La concorrenza, intanto, ringrazia. Alexa Plus, i nuovi modelli di Samsung e le nuove proposte di alcune startup stanno guadagnando terreno, pronte ad accogliere i clienti delusi. Il passaggio a Gemini, presentato come il punto di svolta, rischia così di rimanere una promessa incompiuta, mentre la fiducia nel marchio continua a scemare.
