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V2G, più cicli di ricarica per auto elettriche ma dubbi sull’invecchiamento della batteria
Per metterlo alla prova, i ricercatori hanno esaminato batterie da 24 Ah con NCM, testando vari scenari di carica e scarica non gestita. Il risultato è sorprendente. Scaricare la batteria dal 90 % al 65 % tramite V2G riduce leggermente il deterioramento rispetto a casi in cui viene caricata al 100%. Il motivo? Migliora la “vita complessiva” della batteria, riducendo l’affaticamento anche quando è ferma. C’è comunque un piccolo sovraccarico ciclico, ma nel complesso il bilancio è favorevole se in condizioni ottimali.
Altri test, questa volta su decine di modelli diversi, hanno misurato un aumento del degrado dei cicli della batteria nel lungo termine. Circa il 9 %–14 % in più in 10 anni rispetto a un’auto senza V2G. Tuttavia, la componente dovuta al semplice passare del tempo rimane dominante, rappresentando la maggior parte della perdita di capacità rilevata. Quindi, una leggera attività ciclica diventa meno impattante nel quadro generale. Tutto dipende dalle reazioni chimiche nella batteria, dal clima e dall’usura già presente, ma spesso il vantaggio a livello operativo può compensare ampiamente il leggero degrado che si verifica.
Un’altra ricerca ha sottolineato che il V2G ha solo un impatto marginale. Parliamo di 1–5 punti percentuali in più di degrado, tradotto in pochi chilometri di autonomia persi dopo un decennio. In cambio, i proprietari possono incassare migliaia di euro in compensazioni energetiche, soprattutto se l’auto partecipa regolarmente allo scambio con la rete e se il sistema di gestione della batteria è intelligente. In sintesi, il V2G non è il nemico che può sembrare. Con le giuste strategie e una gestione intelligente, può essere un vantaggio sul lato economico e perfino prolungare la vita delle batterie che altrimenti subirebbero solo l’usura del tempo senza trarne benefici.










