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Internet made in Russia: MAX e la fine della libertà digitale

La Russia lancia MAX, app di Stato preinstallata, accelerando la stretta sul web e minacciando la sopravvivenza di Telegram e WhatsApp.

scritto da Margherita Zichella 06/08/2025 0 commenti 2 Minuti lettura
La Russia lancia MAX, app di Stato preinstallata, accelerando la stretta sul web e minacciando la sopravvivenza di Telegram e WhatsApp.
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In Russia, il controllo su Internet non è più una semplice tendenza: è un progetto, e ora sembra arrivato a un nuovo livello. Si chiama MAX, ed è l’ultima mossa del governo per chiudere ulteriormente il proprio ecosistema digitale. A partire dal prossimo mese, questa nuova app di messaggistica – made in Russia e supervisionata dallo Stato – sarà preinstallata su tutti gli smartphone venduti nel Paese. Un dettaglio? Non proprio. Potrebbe essere il preludio alla rimozione definitiva di servizi come WhatsApp e Telegram.

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Dalla libertà al controllo totale: come la Russia sta riscrivendo il suo web

Negli ultimi anni, Mosca ha lavorato senza troppi giri di parole per stringere sempre di più la rete – in tutti i sensi. Con leggi approvate direttamente da Putin, il Cremlino ha reso sempre più difficile accedere a contenuti stranieri, mentre le alternative locali hanno iniziato a occupare ogni spazio lasciato libero. Oggi YouTube funziona a singhiozzo, Facebook e Instagram sono stati banditi, e persino TikTok – che sembrava inoffensivo – ha subito pesanti limitazioni.

Non è sempre stato così. Fino a poco tempo fa, i cittadini russi vivevano in una sorta di bolla di Internet semi-libero, molto diversa da quella cinese. Potevano usare i social occidentali, pubblicare video, leggere opinioni diverse, persino criticare apertamente il potere. Ma quella finestra si è chiusa in fretta, soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina e l’ascesa di figure scomode come Aleksei Navalny, che con blog e video riusciva a parlare a milioni di persone.

Ora lo scenario è cambiato. MAX non è solo una chat. È pensata come una super app, una sorta di WeChat all’occidentale: dentro ci troveranno spazio pagamenti, servizi pubblici, comunicazioni ufficiali. E, in pratica, diventerà obbligatoria per ogni cittadino che voglia interagire con l’amministrazione. In molte scuole e uffici pubblici è già in fase di test, e non è difficile immaginare come andrà a finire.

Il messaggio è chiaro: più uno Stato riesce a concentrare la comunicazione dentro strumenti propri, più riesce a controllarla. E mentre il Parlamento russo manda segnali neanche troppo velati – come il “consiglio” a WhatsApp di prepararsi a lasciare il mercato – anche Telegram, nonostante la sua popolarità, potrebbe non essere al sicuro ancora per molto.

Intanto gli attivisti non nascondono la preoccupazione. Le VPN, le app alternative, i trucchetti per aggirare i blocchi? Funzionano sempre meno. Il governo riesce a bloccarne centinaia, a farle sparire dagli app store, a vietarne la pubblicità. E se ti beccano a cercare qualcosa di “estremista” online, non si parla più solo di sanzioni: ci sono processi, multe, arresti.

La sensazione è quella di una chiusura lenta ma inesorabile. Un giorno dopo l’altro, piattaforma dopo piattaforma, il web libero in Russia sta diventando un ricordo.

appinternetmaxPutinrussia
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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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