In Russia, il controllo su Internet non è più una semplice tendenza: è un progetto, e ora sembra arrivato a un nuovo livello. Si chiama MAX, ed è l’ultima mossa del governo per chiudere ulteriormente il proprio ecosistema digitale. A partire dal prossimo mese, questa nuova app di messaggistica – made in Russia e supervisionata dallo Stato – sarà preinstallata su tutti gli smartphone venduti nel Paese. Un dettaglio? Non proprio. Potrebbe essere il preludio alla rimozione definitiva di servizi come WhatsApp e Telegram.
Dalla libertà al controllo totale: come la Russia sta riscrivendo il suo web
Negli ultimi anni, Mosca ha lavorato senza troppi giri di parole per stringere sempre di più la rete – in tutti i sensi. Con leggi approvate direttamente da Putin, il Cremlino ha reso sempre più difficile accedere a contenuti stranieri, mentre le alternative locali hanno iniziato a occupare ogni spazio lasciato libero. Oggi YouTube funziona a singhiozzo, Facebook e Instagram sono stati banditi, e persino TikTok – che sembrava inoffensivo – ha subito pesanti limitazioni.
Non è sempre stato così. Fino a poco tempo fa, i cittadini russi vivevano in una sorta di bolla di Internet semi-libero, molto diversa da quella cinese. Potevano usare i social occidentali, pubblicare video, leggere opinioni diverse, persino criticare apertamente il potere. Ma quella finestra si è chiusa in fretta, soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina e l’ascesa di figure scomode come Aleksei Navalny, che con blog e video riusciva a parlare a milioni di persone.
Ora lo scenario è cambiato. MAX non è solo una chat. È pensata come una super app, una sorta di WeChat all’occidentale: dentro ci troveranno spazio pagamenti, servizi pubblici, comunicazioni ufficiali. E, in pratica, diventerà obbligatoria per ogni cittadino che voglia interagire con l’amministrazione. In molte scuole e uffici pubblici è già in fase di test, e non è difficile immaginare come andrà a finire.
Il messaggio è chiaro: più uno Stato riesce a concentrare la comunicazione dentro strumenti propri, più riesce a controllarla. E mentre il Parlamento russo manda segnali neanche troppo velati – come il “consiglio” a WhatsApp di prepararsi a lasciare il mercato – anche Telegram, nonostante la sua popolarità, potrebbe non essere al sicuro ancora per molto.
Intanto gli attivisti non nascondono la preoccupazione. Le VPN, le app alternative, i trucchetti per aggirare i blocchi? Funzionano sempre meno. Il governo riesce a bloccarne centinaia, a farle sparire dagli app store, a vietarne la pubblicità. E se ti beccano a cercare qualcosa di “estremista” online, non si parla più solo di sanzioni: ci sono processi, multe, arresti.
La sensazione è quella di una chiusura lenta ma inesorabile. Un giorno dopo l’altro, piattaforma dopo piattaforma, il web libero in Russia sta diventando un ricordo.
