Per Mark Zuckerberg, CEO di Meta, gli smart glasses – occhiali AI dotati appunto di intelligenza artificiale – non sono un gadget futuristico, ma una rivoluzione già in corso. Durante una recente intervista, ha descritto una prospettiva bn precisa: “Chi non indosserà occhiali AI, nel giro di pochi anni, potrebbe sentirsi escluso, come se fosse rimasto indietro in una generazione ormai iper tecnologica”. Un’affermazione che non vuole essere un’esagerazione, ma una riflessione concreta su un settore in rapido sviluppo.
Gli occhiali AI combinano visione artificiale, assistenti vocali contestuali e connettività in tempo reale, trasformandosi in una vera estensione del nostro pensiero e della nostra percezione. Non si tratta più solo di ricevere notifiche o scattare foto a mani libere, ma di interagire con il mondo digitale in modo continuo e naturali. Traduzioni in tempo reale, descrizione di ambienti, risposte vocali intelligenti e riconoscimento di oggetti e persone, questo e tanto altro.
Occhiali AI, chi non li ha è svantaggiato secondo Zuckerberg
Zuckerberg ha posto un paragone chiaro. Gli occhiali AI saranno per il prossimo decennio ciò che lo smartphone è stato per l’ultimo. Il motivo è semplice, l’IA generativa sta diventando talmente potente da poter fornire supporto istantaneo, personalizzato e contestuale, ed è proprio questo il ruolo che i visori o occhiali intelligenti potranno ricoprire, in modo più naturale rispetto a un telefono. Meta ha già compiuto passi concreti con i suoi Ray-Ban Meta, che ora integrano funzioni AI evolute grazie al modello Llama. Si passa dal semplice comando vocale a un’interazione più “cognitiva”. Basta chiedere “che pianta è questa?” o “come si arriva a questo edificio?” perché gli occhiali rispondano con informazioni contestuali, grazie alla visione computerizzata.
E mentre aziende come Apple, Google e Amazon osservano (e sperimentano), Meta punta tutto sull’accessibilità e sulla quotidianità di questo tipo di wearable. L’obiettivo è far diventare gli smart glasses non un prodotto di nicchia, ma una nuova interfaccia per la realtà aumentata. L’aspetto forse più interessante del discorso di Zuckerberg è sociologico. Chi non sarà in possesso di queste tecnologie potrebbe sentirsi escluso da una nuova forma di interazione con il mondo, un po’ come chi non usa uno smartphone oggi fatica a seguire comunicazioni, pagamenti, navigazione o accesso ai servizi. Ciò apre interrogativi importanti su accessibilità, inclusività e privacy.
