Mentre milioni di italiani si mettono in viaggio per le ferie in programma quest’estate, i distributori tornano a far tremare il portafoglio. I prezzi del carburante in Italia sono nuovamente tra i più alti d’Europa, penalizzando chi sceglie l’auto come mezzo per raggiungere le mete della propria vacanza.
La benzina ha superato in diverse zone i 2 euro al litro, mentre il diesel — pur restando leggermente più basso — segue a ruota. Il paradosso è che in molti Paesi dell’Unione Europea, i prezzi sono sensibilmente inferiori, nonostante le stesse pressioni internazionali sui mercati petroliferi. E così, fare il pieno in Italia costa anche 20-30 euro in più rispetto a Francia, Spagna o Germania, a parità di serbatoio.
Accise, IVA e margini, perché il prezzo del carburante qui è più salato
A incidere non è solo il costo, che è aumentato nei mesi scorsi. Il vero nodo è la struttura fiscale italiana, tra accise storiche e IVA al 22%, che mantengono i prezzi più alti rispetto alla media UE. Inoltre, l’assenza di un tetto ai margini nella filiera distributiva consente ampie oscillazioni a seconda della zona, del tipo di impianto (self o servito) e persino del giorno della settimana. Chi viaggia verso il Sud o le isole, ad esempio, trova spesso prezzi ancora più elevati, complici logistica e minore concorrenza.
Effetti sulle vacanze degli italiani e sul turismo interno
Il rincaro dei carburanti si traduce in una stangata generale per chi si muove in auto. Non solo maggiori spese dirette, ma anche costi indiretti, come quelli legati a trasporti locali, noleggi, e persino cibo e alloggio, spesso condizionati da queste dinamiche. Molti italiani si trovano costretti a ridurre la distanza del viaggio, tagliare i giorni di vacanza o cercare mete meno costose, impattando anche sul turismo interno. Chi può permetterselo, punta su mezzi alternativi come treni o voli low-cost — ma resta una fetta ampia di viaggiatori per cui l’auto è l’unica opzione.
Serve una risposta strutturale
I consumatori chiedono da tempo interventi stabili per abbattere i costi, come riduzione delle accise, trasparenza sui margini, incentivi per mezzi meno inquinanti. Tuttavia, le misure adottate finora sono state temporanee e frammentarie, spesso legate a crisi momentanee più che a una visione a lungo termine. Nel frattempo, fare il pieno in Italia resta un lusso, soprattutto per chi vive lontano dai grandi centri urbani o in zone dove l’auto è una necessità quotidiana. E anche quest’estate, tra code in autostrada e soste in area di servizio, il prezzo da pagare per un po’ di relax rischia di essere più alto del dovuto.
