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Quando l’AI scrive codice e inventa bug: il lato oscuro dei chatbot

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Gli assistenti AI al codice inventano pacchetti inesistenti, creando nuove falle di sicurezza sfruttate da attacchi come lo slopsquatting.

Chiunque abbia messo le mani su uno di quegli assistenti alla scrittura del codice basati su intelligenza artificiale — tipo GitHub Copilot, Cursor AI o ChatGPT — sa quanto possano cambiare il modo in cui si lavora. Si scrive più in fretta, si testa prima, ci si affida a suggerimenti che spesso funzionano sorprendentemente bene. Non è un caso se oltre il 76% degli sviluppatori, secondo Stack Overflow, li usa regolarmente, e più dell’80% ne ha tratto benefici concreti.

 

Il codice che non esiste (ma l’AI te lo consiglia lo stesso)

Ma, come spesso accade, insieme alle opportunità arrivano anche nuove incognite. Una delle più sottili — e potenzialmente pericolose — ha a che fare con un problema che potremmo definire “troppa fiducia nell’AI”. I modelli generativi, quando suggeriscono pacchetti software, a volte… se li inventano. Sì, letteralmente. Creano nomi plausibili, che sembrano veri, ma non esistono. E questi pacchetti fittizi, chiamati “allucinazioni”, stanno diventando una superficie d’attacco inaspettata.

I numeri parlano chiaro: nei modelli open-source, circa il 21% delle raccomandazioni include pacchetti inesistenti. Nei modelli commerciali va un po’ meglio, ma il problema resta. Il punto è che questi nomi sono talmente realistici che anche sviluppatori esperti possono cascarci. E qui entra in gioco una nuova tecnica chiamata slopsquatting: i malintenzionati monitorano i suggerimenti AI, registrano i pacchetti inventati su repository ufficiali, e aspettano che qualcuno — magari in un team di sviluppo che lavora di corsa — li installi per errore.

È già successo. Nel 2023, un ricercatore ha caricato “huggingface-cli” su PyPI, un nome inesistente ma frequentemente consigliato. In pochi giorni, migliaia di download, tra cui aziende come Alibaba. Nessuno si è accorto di nulla. Solo che stavolta era un esperimento. Ma cosa succede se il pacchetto contiene codice malevolo?

La verità è che serve più attenzione. Serve scetticismo. E forse serve anche rimettere un po’ in discussione questa fiducia cieca negli assistenti intelligenti. Perché la velocità è utile, certo, ma non vale molto se nel frattempo lasciamo la porta aperta.

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