Quando si parla di influencer e regole, spesso si rischia di cadere in una di due trappole: o si banalizza il ruolo di chi lavora sui social, oppure si affronta l’argomento con una seriosità distante anni luce dalla realtà quotidiana di chi crea contenuti. E invece, per una volta, siamo davanti a un passo importante che prova a tenere insieme le due cose: concretezza e consapevolezza. L’AGCOM – l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – ha approvato un documento che va esattamente in questa direzione. Non è un punto d’arrivo, ma piuttosto l’inizio di un percorso verso regole più moderne, chiare e – finalmente – condivise.
AGCOM alza l’asticella: nasce il codice per regolamentare gli influencer
Si tratta di un codice di condotta e di alcune linee guida pensate proprio per chi lavora come influencer. Non per limitarne la libertà creativa, ma per riconoscere che questa figura ha oggi un impatto comunicativo enorme e merita quindi una cornice normativa all’altezza. Perché no, non si tratta più solo di “fare video divertenti” o di sponsorizzare un prodotto con un selfie e una descrizione accattivante. In ballo ci sono messaggi pubblici, contenuti informativi, spesso anche temi delicati come la salute, il benessere, la politica. E chi li tratta, anche senza rendersene conto, ha una responsabilità editoriale verso chi guarda, legge, ascolta.
L’introduzione di questo codice è frutto di un lavoro collettivo, che ha coinvolto non solo l’Autorità ma anche esperti del settore, piattaforme social, agenzie, associazioni di categoria. Un dialogo aperto che segna un cambio di passo: non più norme imposte dall’alto, ma una co-regolamentazione che cerca di tenere conto delle esigenze reali di chi lavora nella Creator Economy. Il messaggio è chiaro: la professionalità passa anche dal rispetto di alcune regole. E chi le adotta può persino trasformarle in un vantaggio competitivo.
Siamo solo all’inizio. La vera sfida ora sarà capire quanto questo impianto riuscirà a reggere nel tempo, quanto sarà davvero applicabile e, soprattutto, quanto potrà evolvere restando al passo con un mondo che cambia a una velocità impressionante. Ma una cosa è certa: se vogliamo che l’influencer marketing cresca in modo sano, serve un sistema che tuteli chi crea e chi guarda. E questa, forse, è davvero una buona notizia.
