Quando si pensa alla corsa allo spazio, vengono subito in mente nomi familiari come NASA, SpaceX o magari l’agenzia spaziale europea. Ma negli ultimi anni, tra i giganti, si è fatto largo con passo deciso un nuovo protagonista: la Corea del Sud. E non lo sta facendo in punta di piedi.
Luna e Marte nel mirino: la Corea con un piano fino al 2045
Dopo il successo della sua prima sonda lunare, Danuri – ancora oggi operativa e attiva in orbita intorno alla Luna – la Corea ha deciso che era arrivato il momento di sognare in grande. Anzi, di pianificare in grande. Perché non si tratta solo di ambizioni dichiarate a voce alta, ma di un vero piano a lungo termine con tappe precise, obiettivi concreti e scadenze già segnate sul calendario.
La nuova agenzia spaziale nazionale, la KASA (nata ufficialmente solo lo scorso anno), ha lanciato un progetto che guarda dritto al 2045, con due traguardi che fino a qualche tempo fa sembravano riservati solo alle superpotenze: costruire una base permanente sulla Luna e, nello stesso anno, far atterrare un proprio veicolo su Marte. Non si sta parlando di una semplice bandierina da piantare sul suolo lunare, ma di un’infrastruttura capace di ospitare attività scientifiche e, soprattutto, di sfruttare le risorse direttamente sul posto. Ghiaccio d’acqua, per esempio, che potrebbe diventare carburante o sostegno vitale.
E non sono solo belle parole. Già adesso sono in corso test su rover pensati per muoversi sulla superficie lunare, e per farlo sono stati messi alla prova in un posto davvero curioso: una vecchia miniera di carbone abbandonata. Non proprio la Luna, certo, ma un buon inizio per capire come gestire scavi e operazioni in ambienti ostili.
Tutti vogliono un pezzo di Luna
Nel frattempo, anche altri paesi si stanno dando da fare. La Luna è tornata al centro dell’attenzione globale e c’è chi, come l’India, punta a costruire una propria base entro il 2047. Gli Stati Uniti vogliono fare lo stesso con il programma Artemis, mentre la Cina – con l’appoggio della Russia – lavora su una stazione lunare internazionale. Insomma, il nostro satellite naturale è di nuovo il palcoscenico principale, e la Corea del Sud ha tutta l’intenzione di recitare un ruolo da protagonista. E a quanto pare, il copione lo sta scrivendo bene.
