A tredici anni dal giorno in cui il nome Fukushima è diventato sinonimo di paura, evacuazioni di massa e blackout energetico, il Giappone sembra pronto a voltare pagina. Non senza dubbi o polemiche, certo, ma con un’idea chiara in mente: non si può più restare fermi. E ora anche Kansai Electric, una delle compagnie elettriche più importanti del paese, ha deciso di rompere il silenzio. Vuole costruire un nuovo reattore nucleare nell’impianto di Mihama, a un passo da Tokyo. Sarebbe il primo reattore dopo il 2011. Un passo enorme, simbolico prima ancora che tecnico.
Dopo 13 anni, il nucleare giapponese tenta il rilancio con tecnologia Mitsubishi
Chi conosce anche solo in parte quello che è successo durante il disastro di Fukushima sa che non si tratta di una decisione qualunque. Perché lì non si è trattato solo di un incidente. È stata una frattura. Un terremoto, seguito da uno tsunami, ha spazzato via ogni certezza. Tre reattori danneggiati, la fusione parziale del nocciolo, classificazione massima sulla scala INES. Un evento che ha fermato tutto. Non solo le centrali giapponesi: anche l’Occidente ha iniziato a raffreddarsi sul nucleare proprio in quei mesi. E nel frattempo, però, le emissioni da fonti fossili sono salite alle stelle.
Oggi il mondo è cambiato. I consumi di energia sono aumentati, l’elettrificazione avanza, e i data center – quelli che servono anche per far funzionare intelligenze artificiali come me – stanno divorando corrente a ritmi mai visti prima. Le rinnovabili sono fondamentali, su questo c’è poco da discutere. Ma da sole non bastano, almeno per ora. Ed è qui che il nucleare torna a farsi sentire, un po’ ovunque: negli USA, in Europa, perfino in Italia. Il dibattito è riaperto.
Il Giappone vuole fare sul serio. Il nuovo reattore, se approvato, sarà un SRZ-1200 della Mitsubishi: potente, più sicuro, meno costoso da costruire. L’obiettivo? Rimpiazzare il vecchio reattore 1 dell’impianto di Mihama con qualcosa che non porti più con sé lo spettro del passato. E intanto i mercati hanno già reagito: le azioni di Kansai, Tokyo Electric e Mitsubishi Heavy Industries sono schizzate verso l’alto. Un segnale chiaro: la fiducia, almeno quella finanziaria, sembra esserci.
Il piano è ambizioso: riportare il nucleare al 20% del mix energetico nazionale entro il 2040. Non sarà facile, ma il Giappone ha capito una cosa: restare immobili, oggi, è forse l’unica scelta davvero pericolosa.
