Il mondo della tecnologia sta attraversando un periodo di grande trasformazione. Quest’ultimo è spinto da un’ondata crescente di entusiasmo verso l’intelligenza artificiale. In tale contesto, i colossi del settore sembrano determinati a consolidare il proprio dominio attraverso investimenti multimiliardari. Il ritmo e la scala di tali piani fanno pensare a una vera rivoluzione industriale digitale, in cui l’AI rappresenta la nuova materia prima da estrarre e sfruttare. Dietro tale entusiasmo, però, si celano anche molte inquietudini.
Lo sviluppo dell’AI accende le preoccupazioni?
Meta, una delle aziende più attive in tale settore, ha destinato oltre 60 miliardi di dollari alla realizzazione di nuovi centri di calcolo ad alta potenza. Microsoft non è da meno: pur avendo ridotto il personale di circa 9.000 unità, ha previsto investimenti per circa 80 miliardi di dollari destinati alla costruzione di infrastrutture tecnologiche per l’AI. Anche altri attori stanno ridefinendo le proprie strategie: OpenAI, per esempio, sta lavorando a un browser intelligente che potrebbe rappresentare un’alternativa radicale ai software di navigazione tradizionali. Mentre Amazon guarda al futuro progettando agenti digitali capaci di operare in autonomia.
Eppure, crescono le preoccupazioni. Alcuni osservatori temono che il mercato stia vivendo una fase di euforia irrazionale. Simile a quella vissuta alla fine degli anni ’90. Ovvero prima del crollo della bolla delle dot-com. Secondo la sua analisi, il livello di sopravvalutazione attuale dei giganti tecnologici supera persino quello delle aziende internet prima della crisi del 2000. A preoccupare è soprattutto il valore del rapporto prezzo/utili a 12 mesi. Un indicatore che misura l’aspettativa di profitto rispetto alla valutazione azionaria. I numeri attuali, riferiti alle principali aziende tech, mostrano un ottimismo forse eccessivo riguardo ai rendimenti futuri.
La crescita dell’indice S&P 500, inoltre, appare sempre più concentrata in un ristretto gruppo di imprese iper-attive nel campo dell’AI. Tale dipendenza da pochi nomi suggerisce un rischio sistemico. Ciò poiché gli investitori sembrano scommettere su prospettive che non sono ancora sostenute da risultati concreti.
