A distanza di anni dal primo “colpo” il Dieselgate continua a trascinare nuovi nomi nella bufera. Questa volta è FIAT-Chrysler, oggi parte del gruppo Stellantis, a dover fare i conti con un’accusa pesantissima. La procura di Parigi ha chiesto un quarto processo per frode, dopo quelli già avanzati contro Volkswagen, Peugeot-Citroën e Renault. Le parole dell’accusa lasciano poco spazio all’interpretazione. Si parla di veicoli venduti tra il 2014 e il 2017, tra cui FIAT 500X, Alfa Romeo e Jeep, dotati di motori diesel Multijet II calibrati per superare i test, ma non per rispettare l’ambiente. Durante le prove di omologazione, quei motori si sarebbero adattati in modo impeccabile. Valori nella norma, emissioni sotto controllo, quindi? Cosa succedeva appena fuori dal laboratorio? Secondo la ricostruzione, tutto cambiava. Le emissioni di ossidi di azoto, pericolosi per la salute, salivano ben oltre i limiti legali. Un trucco? Una scelta tecnica? Oppure una consapevole manipolazione? La procura sembra avere un’idea su tutto ciò.
Emissioni e verità a due velocità: la difesa FIAT-Chrysler si fa sentire
Il sospetto sollevato da AFP è inquietante. I motori sarebbero stati programmati per rispondere in modo conforme solo alle condizioni previste dal test. Un comportamento differente, invece, nelle situazioni di guida reale. In città, in autostrada, nel traffico quotidiano, i dispositivi antinquinamento avrebbero lavorato in modo meno efficace. Un’accusa che rimette al centro la questione: quanti consumatori hanno davvero saputo cosa stava accadendo nelle loro auto? Secondo i magistrati, si tratta di un funzionamento degradato volontariamente, una scelta che avrebbe ignorato gli effetti sull’ambiente e sulla salute. Le malattie respiratorie, legate agli ossidi di azoto, non sono solo statistiche, sono drammi che tornano a pesare su questo ennesimo capitolo del Dieselgate.
FIAT-Chrysler ha respinto subito tutte le accuse. Gli avvocati: “Contestiamo l’intera argomentazione legale”. Non ci sono passi indietro, ma neanche vere dure contestazioni. Il contrasto tra accusa e difesa appare destinato a intensificarsi. Ora tutto è nelle mani del giudice istruttore, sarà lui a decidere se dare il via a un processo o archiviare il caso. Il verdetto è atteso con ansia. Ci sarà un nuovo processo? O questo capitolo verrà chiuso senza colpi di scena? Per ora resta solo l’incertezza. Quanto è costato davvero il Dieselgate all’industria e all’aria che respiriamo?
