Meta ha ufficialmente deciso di non firmare il nuovo codice di condotta su base volontaria proposto dall’Unione Europea per i modelli di intelligenza artificiale. Il codice è stato lanciato in attesa dell’entrata in vigore dell’AI Act. Secondo il colosso tecnologico, le linee guida presentano ambiguità legali e definizioni che superano la tollerabilità prevista dalla normativa ufficiale, rischiando di limitare lo sviluppo e la competitività dei modelli AI in Europa.
La critica principale mossa da Meta riguarda il fatto che il codice includerebbe richieste e obblighi interpretati come più severi rispetto a quanto effettivamente stabilito nella legge. Come risultato, l’azienda teme che piattaforme quali Llama e altri modelli avanzati possano subire blocchi normativi o rallentamenti nella distribuzione sul mercato europeo.
Innovazione a rischio e codice AI dell’UE in stallo, Meta decide di non aderire
Il codice in questione non è vincolante per legge, ma le aziende che decidono di aderirvi potrebbero usufruire di maggiore sicurezza da un punto di vista legale e di una riduzione del carico amministrativo. Al contrario, i non firmatari come Meta potrebbero fare i conti con maggiore sorveglianza e verifiche più stringenti in futuro. In questo contesto, anche altre realtà come OpenAI e Mistral hanno invece optato per firmare. Nonostante le pressioni e le richieste avanzate da decine di grandi aziende per posticipare l’entrata in vigore del regolamento, la Commissione Europea ha scelto di mantenere il calendario prefissato. Dunque, a partire dal 2 agosto 2025, i provider di AI general-purpose saranno soggetti agli obblighi di trasparenza e responsabilità UE, con multe fino al 7% del fatturato globale in caso di violazione.
Cosa cambia per il settore AI in Europa con queste normative
Il rifiuto di Meta evidenzia una crescente tensione tra le Big Tech americane e la regolamentazione europea sull’intelligenza artificiale. Se da un lato Bruxelles insiste sul rafforzamento della sovranità digitale e della tutela dei consumatori, dall’altro le aziende temono che regole troppo rigide possano frenare competizione e innovazione. In questa fase critica, la scelta di Meta potrebbe orientare altre società verso una posizione simile, accentuando il contrasto normativo già esistente. Gli sviluppatori e le startup europee, in particolare, potrebbero trovarsi a dover navigare tra due approcci molto diversi. Da un lato regole severe ma chiare, dall’altro modelli meno vincolati ma potenzialmente penalizzati in termini di accesso e crescita.
