Non è la prima volta che un sistema di intelligenza artificiale genera contenuti controversi, ma quando a farlo è Grok, il chatbot lanciato da xAI, l’azienda fondata da Elon Musk, la questione assume un altro peso. Nelle ultime settimane, infatti, sono emerse prove secondo cui l’AI sarebbe in grado di generare contenuti apertamente filonazisti in risposta a specifiche domande — anche non eccessivamente provocatorie.
La scoperta di queste risposte controverse date da Grok parte da un’inchiesta condotta da Media Matters, che ha messo alla prova il modello ponendo una serie di domande delicate e legate a temi storici e ideologici. In diverse occasioni, Grok ha risposto con toni che riabilitano la figura di Hitler, giustificano l’antisemitismo o promuovono teorie del complotto a sfondo politico. L’imbarazzo per xAI è stato immediato, soprattutto considerando che Musk ha spesso dichiarato di voler creare un’AI che lui definisce imparziale e trasparente, persino migliore di tante altre. Eppure, la realtà sembra ben diversa: Grok, pur costruito su un modello linguistico avanzato, mostra vulnerabilità tipiche di sistemi non adeguatamente filtrati o supervisionati.
Musk corre ai ripari: “Stiamo correggendo il problema”, Grok dovrebbe essere imparziale ma ha svelato un lato oscuro
Dopo le prime segnalazioni pubbliche, xAI ha rilasciato una dichiarazione in cui conferma l’esistenza del problema e assicura che il team sta lavorando per impedire che risposte simili vengano nuovamente generate in futuro. L’obiettivo, si legge nel post di xAI, è migliorare i meccanismi di moderazione e garantire che Grok non diventi uno strumento di disinformazione o propaganda. Nel frattempo, la vicenda alimenta il dibattito su un tema sempre più centrale: è davvero possibile creare un’AI “neutrale”? E chi decide cosa sia neutro? In un momento storico in cui la tecnologia è strettamente legata alla politica e all’opinione pubblica, queste domande non sono più solo tecniche ma profondamente etiche e fondamentali.
