L’estate degli italiani ha rischiato di partire con una brutta sorpresa, ovvero un aumento dei pedaggi autostradali. Tale proposta era contenuta in un emendamento al decreto Infrastrutture, presentato dai relatori della maggioranza in Commissione Ambiente alla Camera. Il rincaro avrebbe riguardato il canone annuo versato dalle concessionarie autostradali ad Anas, che sarebbe stato integrato con un importo basato sulla percorrenza chilometrica. Nonostante l’apparente modesta entità, circa un millesimo di euro a chilometro, la misura avrebbe sicuramente pesato sulle tasche dei cittadini, traducendosi in circa un euro in più ogni mille chilometri.
Di fronte alle dure critiche arrivate dalle opposizioni e dalle associazioni dei consumatori, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha chiesto il ritiro immediato dell’emendamento. Fratelli d’Italia ha eseguito, dichiarando che non avrebbe mai portato avanti una proposta non condivisa dal ministro competente.
Autostrade: aumenti bloccati ma i nodi restano
La retromarcia è arrivata in poche ore, ma non ha cancellato le polemiche. La questione infatti ha sollevato un nuovo fronte di scontro politico e acceso i riflettori su come il Governo intenda affrontare i bisogni finanziari delle infrastrutture senza ricorrere a oneri indiretti per i cittadini. Per ora, il pericolo di aumenti sulle autostrade è stato evitato. Resta però il timore che simili misure possano riaffacciarsi in futuro, magari sotto forme differenti e meno evidenti.
L’aumento dei pedaggi autostradali era giustificato da un fabbisogno economico urgente per Anas. Secondo la relazione tecnica, servivano circa 90 milioni di euro l’anno per far fronte a nuovi oneri gestionali, come la ridefinizione delle tratte affidate e l’impennata dei costi energetici. La Ragioneria generale dello Stato stimava un impatto di 37 milioni di euro nel 2025 a carico degli automobilisti. La proposta ha trovato l’immediata opposizione dell’Unione Nazionale Consumatori, che ha parlato di “scandalo inaccettabile”, ricordando altri aumenti passati, come la fine degli sconti sulle accise e il ritorno degli oneri di sistema. La vicenda delle autostrade ha evidenziato ancora una volta come provvedimenti impopolari possano essere fermati solo grazie alla pressione dell’opinione pubblica e all’immediata reazione mediatica.
