
Cloudflare
Cloudflare ha annunciato un cambiamento significativo nella sua politica di gestione del traffico web automatizzato. D’ora in poi, i crawler dei modelli linguistici AI dovranno essere autorizzati e le aziende che li gestiscono saranno tenute a pagare per l’accesso ai contenuti protetti. Si tratta di un intervento mirato a tutelare editori e creatori di contenuti da raccolte dati non autorizzate.
Blocco automatico per crawler non dichiarati
Con il nuovo sistema, Cloudflare blocca automaticamente i crawler AI che non rientrano in un accordo esplicito con il gestore del sito. Questo vale per i cosiddetti “AI bots” usati per addestrare modelli linguistici generativi, come quelli impiegati da startup o big tech nel settore dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è dare ai siti una maggiore visibilità e controllo sul traffico automatizzato che li coinvolge.
Per evitare il blocco, i crawler dovranno identificarsi in modo chiaro tramite l’user-agent e rispettare le direttive del file robots.txt. Cloudflare ha creato una lista di user-agent verificati, associati a compagnie che hanno firmato un accordo e che si impegnano a non raccogliere contenuti in modo occulto. Qualsiasi crawler non conforme verrà escluso dalla scansione.
Tra le aziende che hanno sottoscritto un’intesa con Cloudflare figurano OpenAI, Google, Mistral AI, Meta e Anthropic. In questi casi, i bot potranno ancora accedere ai siti solo se autorizzati esplicitamente dal file robots.txt. Al contrario, le richieste provenienti da entità sconosciute o non in regola saranno bloccate a livello di infrastruttura, impedendo qualunque tentativo di scraping non autorizzato.
Secondo Cloudflare, l’attuale situazione penalizza i creatori di contenuti: molte aziende AI usano il web come fonte primaria di dati senza compensare in alcun modo gli autori originali. Il nuovo approccio permette di stabilire rapporti più equi, dove l’accesso ai contenuti avviene solo tramite accordi contrattuali. Ciò vale soprattutto per testate giornalistiche, piattaforme educative e siti ad alto traffico.
I siti protetti da Cloudflare potranno scegliere se bloccare completamente i crawler AI o accettarne solo alcuni. In alternativa, possono mantenere aperto l’accesso a patto che l’azienda AI firmi un contratto. In questo modo si crea un ecosistema a pagamento in cui l’utilizzo dei dati pubblici del web diventa regolato e monetizzabile. Per le aziende AI, ciò implica un costo operativo aggiuntivo.
Il provvedimento di Cloudflare si inserisce nel contesto più ampio del dibattito sul valore dei contenuti digitali nell’era dell’intelligenza artificiale. L’accesso indiscriminato da parte dei bot ha sollevato preoccupazioni etiche e legali, soprattutto da parte degli editori. Il blocco selettivo dei crawler rappresenta un primo tentativo di regolamentare il rapporto tra creatori e modelli AI, basato su consenso, trasparenza e remunerazione.
