C’è qualcosa di stranamente affascinante nel vedere un robot, con l’aspetto un po’ da “animale meccanico”, raccogliere da terra una pallina e lanciarla con una precisione sorprendente. Non siamo davanti a un esperimento da laboratorio sterile e privo di emozione: c’è quasi un senso di gioco in quello che fa, come se stesse partecipando a una strana partita di fetch futuristico. Ma la verità è che dietro ogni suo gesto c’è una quantità impressionante di calcolo, allenamento e innovazione.
Da simulazioni estreme a missioni reali: il robot ANYmal che gioca… e lavora
ANYmal — questo il nome del robot quadrupede creato dal Robotic Systems Lab dell’ETH di Zurigo — non è il classico robottino goffo che si limita a camminare in linea retta. Cammina, salta, si adatta ai sassi sotto le zampe, e adesso… lancia. Ma non lancia a caso: calcola traiettoria, peso dell’oggetto, posizione del bersaglio e perfino l’inclinazione del terreno. E lo fa con una naturalezza che quasi stona, considerato che fino a pochi anni fa i robot facevano fatica a scendere una rampa senza inciampare.
Il trucco? Tantissimo allenamento. Non nel mondo reale, però. Prima di toccare anche solo una palla vera, ANYmal ha passato milioni di “vite” in un universo parallelo, una simulazione iperrealistica in cui ha potuto testare, sbagliare, correggersi. Un po’ come un videogiocatore che rifà all’infinito lo stesso livello per trovare il tempismo perfetto. Solo che qui non si trattava di guadagnare punti, ma di imparare davvero. E quando finalmente è stato portato fuori, su ghiaia, erba o cemento, ha mostrato di saper fare tutto anche lì.
Il dettaglio che colpisce è il braccio montato sulla schiena, un po’ come se avesse un piccolo cyborg-portaborse sempre pronto all’azione. Muove la pinza con eleganza, afferra oggetti di ogni forma e li scaglia con una precisione che sembra frutto d’istinto. Ma istinto, ovviamente, non c’è: c’è solo una mente artificiale che sa leggere in tempo reale ciò che accade intorno e adattarsi.
E no, non è solo un giochino hi-tech. ANYmal è pensato per missioni vere, dove mandare un umano sarebbe troppo rischioso: ambienti industriali, zone colpite da disastri, luoghi impervi e sconosciuti. E ora che sa anche lanciare, chissà cosa sarà in grado di fare domani.
