La controversia tra Meta e la Commissione Europea non è ancora conclusa. A tal proposito, l’azienda americana ha presentato ricorso contro la multa da 200 milioni di euro ricevuta lo scorso aprile. Al centro dello scontro vi è il modello “Pay or Consent“. Una strategia che offre agli utenti europei due possibilità. Ovvero accettare la visualizzazione di annunci pubblicitari personalizzati in cambio di un uso gratuito delle piattaforme. Oppure sottoscrivere un abbonamento per un’esperienza senza pubblicità. Secondo la Commissione, tale duplice opzione non garantisce una scelta realmente libera per l’utente. Per tale motivo ha imposto a Meta di introdurre un terzo scenario, in cui gli annunci siano meno personalizzati, ma comunque consentano l’uso gratuito del servizio. Tale proposta, nota come “Less Personalized Ads” (LPA), non è stata accolta positivamente dall’azienda.
Meta presenta il ricordo per il provvedimento della Commissione Europea
Nel testo del ricorso, l’azienda attacca frontalmente l’alternativa proposta. In particolare, ne evidenzia le ricadute economiche e funzionali. Meta argomenta che la riduzione dell’uso dei dati nella pubblicità meno personalizzata comporterebbe un grave calo di efficacia delle inserzioni. Con una diminuzione delle conversioni pubblicitarie fino al 70%. Un effetto a catena che, a detta di Meta, colpirebbe in modo sproporzionato le piccole imprese, maggiormente dipendenti dalla pubblicità digitale per competere sul mercato. Anche l’esperienza degli utenti risulterebbe compromessa. Secondo l’azienda, gli annunci non mirati generano un numero maggiore di segnalazioni per contenuti ripetitivi o poco pertinenti.
E non è tutto. Meta ha criticato anche il modo in cui la Commissione ha gestito l’applicazione del DMA. In particolare, ha sottolineato come il processo sia stato caratterizzato da indicazioni mutevoli e da una mancanza di chiarezza. L’azienda chiede, dunque, un ritorno a un modello normativo più prevedibile, fondato su regole stabili e rispettose del quadro legislativo. E non su misure sanzionatorie ritenute sproporzionate. Non resta che attendere e scoprire quali saranno i prossimi sviluppi per tale questione.
