Una nuova crisi sta travolgendo Instagram, dove negli ultimi giorni migliaia di profili sono stati bloccati senza una motivazione chiara. Le segnalazioni arrivano a ondate da ogni parte del mondo, alimentando frustrazione e smarrimento in una comunità che si sente abbandonata. Reddit, X e altri social sono ormai invasi da testimonianze di utenti che denunciano la chiusura improvvisa dei propri account, pur sostenendo di non aver infranto alcuna regola.
Il problema non riguarda solo la dimensione personale o ricreativa. Per molti, soprattutto freelance, imprenditori digitali e creator, Instagram è uno strumento di lavoro e fonte di guadagno quotidiano. La sospensione di un profilo può significare la perdita immediata di visibilità, clienti e reddito. Le storie condivise online parlano di profili professionali spariti da un giorno all’altro, senza preavviso né possibilità concreta di ottenere spiegazioni.
Il sospetto ricade sull’AI, ma Meta non commenta
Al centro della polemica ci sarebbe l’utilizzo massiccio di sistemi automatizzati di moderazione basati sull’intelligenza artificiale. Sebbene Meta non abbia confermato nulla, numerosi utenti sospettano che l’ondata di ban sia frutto di errori algoritmici, con l’AI che identificherebbe erroneamente violazioni gravi — tra cui perfino accuse di sfruttamento minorile — quando in realtà si tratterebbe di falsi positivi.
Il punto più critico, secondo la community, non è solo l’errore in sé, ma la totale assenza di comunicazione da parte di Meta. La società non ha ancora fornito chiarimenti ufficiali sulla vicenda, né ha spiegato come intenda gestire o prevenire simili episodi in futuro. In questo vuoto di informazioni, l’unica opzione per ottenere assistenza diretta resta l’abbonamento a Meta Verified, che offre canali preferenziali ma solo a pagamento.
Cresce la mobilitazione: petizioni e possibili azioni legali
In risposta al malcontento crescente, è stata lanciata una petizione su Change.org che ha già raccolto migliaia di adesioni. Alcuni utenti stanno valutando addirittura una class action contro Meta, ritenendo inaccettabile che l’accesso a un servizio digitale così centrale nella vita lavorativa e sociale venga interrotto senza tutele reali. L’impressione generale è che, in nome dell’automazione, sia stata sacrificata la componente umana dell’assistenza. E per chi vive di digitale, non può esserci errore più grave.
