Quando si parla di futuro, la mente corre subito a intelligenze artificiali super intelligenti, computer quantistici, robot che fanno il caffè. Ma quello che spesso dimentichiamo è il “dietro le quinte”. Per esempio: tutta questa potenza di calcolo consuma una quantità di energia spaventosa. I datacenter che alimentano l’AI moderna stanno diventando delle vere e proprie fornaci digitali, e il problema del consumo è sempre più urgente.
Un circuito grande quanto un’unghia potrebbe rivoluzionare il computing
Il punto è che la tecnologia su cui si basa ancora tutto – il silicio – è potente, sì, ma anche parecchio dispendiosa: gran parte dell’energia che usa finisce letteralmente in fumo, sotto forma di calore. Ed è qui che qualcuno ha iniziato a guardarsi attorno, cercando alternative più efficienti. Una di queste si chiama superconduttività. È una tecnologia che sembra uscita da un romanzo di fantascienza: niente resistenza elettrica, consumi bassissimi e performance incredibili. Ma c’è un dettaglio non da poco: per funzionare ha bisogno di temperature praticamente glaciali, vicine allo zero assoluto.
Proprio su questo tema stanno lavorando alcuni ricercatori del MIT. Il loro obiettivo? Trovare un modo per far funzionare i computer superconduttori senza doverli imbottire di cavi che portano più problemi che soluzioni – calore, rumore, instabilità. Il team, guidato da Jagadeesh Moodera, ha messo a punto un minuscolo circuito fatto con diodi superconduttori, capace di trasformare la corrente alternata in corrente continua direttamente all’interno del sistema, senza uscire dal freddo.
Questo piccolo passo in realtà è un’enorme svolta: meno cavi significa meno interferenze, meno energia sprecata e più stabilità nei qubit – quei minuscoli bit quantistici così delicati e fondamentali per i computer del futuro. E la cosa bella è che questa tecnologia non si ferma al calcolo: può servire anche per proteggere segnali ultra sensibili, come quelli utilizzati nella ricerca della materia oscura.
Insomma, mentre il mondo si scalda, nei laboratori del MIT si lavora a una rivoluzione che passa proprio dal freddo. E potrebbe cambiare per sempre il modo in cui alimentiamo le nostre macchine più intelligenti.
