Audi non costruisce nemmeno un bullone in America, tutti i suoi modelli destinati agli USA arrivano da Europa o Messico, almeno finché le condizioni lo permettono. Se i dazi salissero davvero al 25% minacciato da Trump, i costi schizzerebbero, i margini andrebbero in frantumi e i consumatori sparirebbero. Secondo stime ufficiali, ad aprile le case tedesche hanno versato oltre 500 milioni di dollari in dazi extra. Una cifra che pesa come piombo anche su Audi e che ha riacceso l’urgenza di produrre in America o perdere terreno. BMW e Mercedes hanno già preso posizione ed hanno costruito, investito e stretto legami con Washington. Risultato? Vendite stabili e meno tensioni. Audi invece ha solo osservato, fino a oggi.
Una decisione attesa da mesi: cosa farà Audi?
Volkswagen, che controlla Audi, ha già impianti in Tennessee e South Carolina. Però Audi vuole qualcosa di suo, moderno e flessibile. Un sito in grado di ospitare anche modelli elettrici come il Q6 e-tron, sfruttando gli incentivi dell’Inflation Reduction Act. Tre sono le ipotesi: costruire da zero, usare uno stabilimento Volkswagen già attivo, oppure scegliere una soluzione ibrida. Il CEO Gernot Döllner ha promesso la decisione entro fine 2025. Il tempo corre e i tavoli di dialogo tra Berlino e Washington si moltiplicano. Intanto, negli uffici di Audi si fa i conti con scenari che mutano in fretta.
Audi sicuramente non può permettersi di restare ferma. Il mercato statunitense è centrale per SUV come Audi Q5, modello amatissimo oltreoceano. Continuare a produrre lontano significa affrontare supply chain incerte, tempi lunghi, costi in aumento e rischi enormi. Chi costruisce negli Stati Uniti ora incassa bonus fiscali, risparmia sulla logistica e consegna più in fretta. Anche Hyundai, Honda e Volvo hanno capito la direzione del vento e stanno accelerando. Washington vuole auto costruite in casa, ormai lo sanno tutti e o si entra nel gioco, o si resta fuori. Audi non può più aspettare, è arrivato il momento di attivarsi prima che decidano altri per lei.
