Maggio 2025 è stato un mese curioso per chi osserva i mercati dell’energia in Italia. Non è successo nulla di clamoroso a prima vista, ma sotto la superficie si stanno muovendo equilibri interessanti. Il Prezzo Unico Nazionale (PUN) continua a scendere, mentre il Punto di Scambio Virtuale (PSV), cioè il riferimento per il gas naturale, ha fatto una piccola inversione di rotta. Dopo mesi di cali, è tornato leggermente a salire. E quando dico leggermente, intendo davvero di poco. Ma abbastanza da farci alzare un sopracciglio.
PUN in discesa, gas in risalita: i segnali nascosti nel sistema energetico
Partiamo dall’elettricità. Il PUN di maggio è sceso a 0,093580 €/kWh. Solo un mese fa, ad aprile, eravamo a 0,099850 €/kWh. Un calo del 6,3%. Non è un crollo verticale, ma nemmeno trascurabile. È il terzo mese consecutivo in discesa, e la ragione, tutto sommato, è piuttosto naturale: fa più caldo, si accendono meno termosifoni, e questo significa meno domanda energetica. Ma non è solo una questione di stagioni. C’è anche un importante supporto da parte delle fonti rinnovabili: maggio, con il sole generoso e venti favorevoli, è stato perfetto per impianti fotovoltaici ed eolici. Insomma, madre natura ha dato una mano.
A tutto questo si aggiunge un altro dettaglio che non fa mai male: il gas, usato ancora molto nelle centrali termoelettriche, costa meno. E se il combustibile costa meno, anche produrre elettricità diventa più economico. Una catena virtuosa, almeno per ora. Certo, siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi — quelli del 2019, per intenderci — ma qualche segnale positivo c’è.
Passando al gas, appunto: il PSV ha chiuso maggio a 0,398880 €/Smc, appena sopra il valore di aprile. Un aumento dello 0,13%. È poco, vero, ma basta a interrompere la discesa che durava da mesi. Potrebbe essere solo una pausa. Oppure un campanello d’allarme. Magari qualcuno sta già pensando all’inverno prossimo e comincia a ricostituire le scorte. Oppure c’è un aumento di domanda industriale che ci sfugge nei numeri macroscopici, ma che si riflette nei prezzi. Piccole turbolenze geopolitiche o interventi su gasdotti strategici possono poi amplificare il tutto.
In ogni caso, i valori attuali — sia per il PUN che per il PSV — restano più alti rispetto a un anno fa. La crisi energetica, insomma, non è del tutto superata. Ma oggi il sistema sembra più stabile, più abituato a gestire l’incertezza. E se da un lato i mercati restano volatili, dall’altro l’Italia si sta muovendo con più sicurezza su un terreno che solo due anni fa sembrava minato.
