Non sono solo gli esseri umani a tremare davanti a un boss di fine livello. Anche Gemini 2.5 Pro, modello di intelligenza artificiale di Google DeepMind, si trova in seria difficoltà quando entra nel mondo di Pokémon. Un esperimento curioso e affascinante, trasmesso in streaming su Twitch, ha mostrato come l’AI affronti i giochi “Rosso Fuoco” e “Verde Foglia” in modo tanto metodico quanto fragile. Le sue partite sono lente, incerte, e rivelano una personalità artificiale capace di esitare, farsi prendere dal panico e prendere decisioni tutt’altro che lucide.
Gemini e Claude: due AI, un solo tunnel senza uscita
I ricercatori hanno osservato che, durante le fasi più critiche, come la sconfitta imminente di un Pokémon, Gemini entra in uno stato che potremmo quasi definire “emotivo”. Poiché abbandona le strategie costruite fino a quel momento, le sue capacità di ragionamento si deteriorano, e il linguaggio con cui commenta le proprie scelte diventa confuso. A dimostrarlo, sono le centinaia di ore di streaming dove il pubblico riesce facilmente a “leggere” l’agitazione della macchina. Il confronto con un giocatore umano è poi sconvolgente, lì dove un bambino può completare il gioco in poche ore, Gemini impiega giorni interi di calcolo.
Se Gemini sbaglia per paura, Claude di Anthropic lo fa per la troppa sicurezza. Dopo aver compreso la regola secondo cui si ritorna all’ultimo Centro Pokémon visitato in caso di sconfitta, Claude ha cercato di sfruttarla nel modo peggiore. Intrappolato nelle grotte del Monte Luna, ha volontariamente mandato KO tutti i suoi Pokémon, sperando così di tornare “magicamente” fuori. Il risultato è stato un disastro, accolto dal pubblico tra l’ilarità e l’incredulità.
Non tutto, però, è da buttare. Gemini ha offerto una prestazione di alto livello nel risolvere i puzzle di Via Vittoria. Gli bastavano poche informazioni fisiche sui movimenti dei massi e una descrizione delle regole del gioco per trovare la soluzione giusta. Con l’aiuto di strumenti creati in parte da sé, Gemini ha dimostrato di poter superare ostacoli complessi senza intervento umano. Insomma, l’AI, sotto la superficie della goffaggine, nasconde un potenziale creativo non trascurabile.
