È una guerra combattuta anche con il silenzio digitale quella che sta vivendo il Medio Oriente. In Iran, le autorità hanno deciso di limitare drasticamente l’utilizzo di WhatsApp e Telegram. Il motivo? L’ accusa al governo israeliano di sfruttare queste piattaforme per individuare e assassinare bersagli sensibili all’interno del paese. La decisione arriva nel sesto giorno di un conflitto che ha già provocato vittime e tensioni diplomatiche internazionali.
Secondo quanto diffuso dall’agenzia di stato IRIB, esisterebbero prove che dimostrano come le app vengano usate da Israele per localizzare persone specifiche tramite i loro smartphone, in particolare scienziati e funzionari coinvolti in particolari settori.
WhatsApp assicura la mancanza di tracciabilità degli utenti e la protezione dei messaggi
Ma il divieto non si limita al solo utilizzo delle applicazioni. Il governo iraniano ha invitato i cittadini a spegnere i cellulari prima di spostarsi e ad evitare di portarli in aree sensibili, definendo questi dispositivi come veri e propri “tracciatori” al servizio di potenze ostili. Non si tratta solo di prudenza, ma di una vera e propria misura di sicurezza nazionale che punta a evitare nuovi omicidi mirati. La tecnologia, in questo caso, è vista come un’arma al pari di un drone o di un missile, silenziosa, ma letale.
Di fronte a queste restrizioni, la reazione delle aziende occidentali non si è fatta attendere. WhatsApp ha dichiarato ufficialmente di essere preoccupata per la situazione. In particolare, ha respinto le accuse di collaborazione o diffusione di dati sensibili. Il portavoce dell’app ha precisato che tutti i messaggi sono protetti dalla crittografia end-to-end e che la posizione esatta degli utenti non viene mai tracciata. In più, ha ribadito che Meta non fornisce dati in massa ai governi e che ogni richiesta viene gestita con trasparenza. Da oltre dieci anni, WhatsApp pubblica rapporti che documentano in modo dettagliato le richieste ufficiali ricevute dalle autorità.
Il timore, da parte dell’azienda, è che le accuse iraniane possano rappresentare un pretesto per giustificare un blocco permanente dei suoi servizi, proprio in un momento in cui i cittadini hanno più bisogno di comunicare. In una regione dove le informazioni viaggiano più veloci dei missili, l’accesso a strumenti sicuri di comunicazione diventa essenziale non solo per i civili, ma anche per chi si oppone ai regimi e cerca la verità tra propaganda e censura.
