L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato un nuovo rapporto. Quest’ultimo è dedicato alla presenza di pesticidi negli alimenti. Da qui emerge che i livelli di residui rilevati si mantengono stabili rispetto agli anni precedenti. Il documento, sintetizza i risultati di un’attività di controllo condotta su scala europea e rivolta alla sicurezza alimentare. L’indagine è stata realizzata attraverso il programma di controllo coordinato dell’UE (EU MACP). Quest’ultimo prevede l’analisi di campioni raccolti nei diversi Stati membri e nei Paesi associati, come la Norvegia e l’Islanda. Tale programma combina verifiche casuali con controlli mirati su specifici alimenti e si propone di monitorare la presenza di residui di pesticidi nei prodotti in commercio. Accertando l’eventuale superamento dei Livelli Massimi di Residui (LMR) fissati dalla normativa comunitaria.
Nuova analisi sui livelli di pesticidi negli alimenti
In totale, sono stati analizzati 132.793 campioni, con un sensibile aumento rispetto al 2022. Quando ne erano stati esaminati 110.829. I risultati emersi da tale vasta attività di controllo offrono un quadro rassicurante. Il 96,3% dei campioni è risultato conforme ai limiti previsti dalla legge. Confermando una tendenza stabile rispetto agli anni precedenti.
Più in dettaglio, si osserva che il 58% dei campioni non presentava tracce quantificabili di residui. Mentre un ulteriore 38,3% conteneva residui, ma entro i limiti ammessi. Solo una piccola frazione, dunque, ha superato i limiti normativi, risultando non conforme alle regolamentazioni in vigore.
Una caratteristica peculiare del programma è la ciclicità nell’analisi degli alimenti. Ogni tre anni vengono esaminati gli stessi prodotti. In modo da consentire un confronto nel tempo e cogliere eventuali variazioni. Nel 2023, l’EFSA ha concentrato la sua attenzione su dodici alimenti di largo consumo nei paesi dell’Unione. Tra cui figurano ortaggi, frutta, cereali e derivati animali. Le conclusioni tratte dall’analisi complessiva indicano che il rischio per la salute pubblica rimane basso. Contribuendo a rafforzare la fiducia nella sicurezza degli alimenti commercializzati nell’Unione Europea.
