C’è fermento nel mondo dell’energia, e in particolare in casa Westinghouse. La storica azienda americana, attiva da decenni nel settore nucleare, ha annunciato un piano decisamente ambizioso: costruire dieci nuovi reattori da 1.000 megawatt entro il 2030. Non proprio un’impresa da weekend.
Westinghouse spinge sul nucleare, ma gli SMR promettono più agilità
Il progetto è enorme, e anche il prezzo lo è: si parla di circa 70 miliardi di euro. Una cifra che ha già fatto storcere il naso a più di una utility americana, e non a caso. I ricordi non sono proprio sereni: basta pensare ai reattori AP1000 realizzati a Vogtle, in Georgia, che hanno visto costi raddoppiati e anni di ritardo rispetto al piano originale. Insomma, c’è ancora una certa diffidenza nell’aria.
Eppure Dan Sumner, CEO ad interim di Westinghouse, sembra crederci davvero. Secondo lui, oggi l’azienda è in un momento diverso: la filiera è più solida, la tecnologia è collaudata e anche la costruzione modulare potrebbe giocare un ruolo decisivo nel ridurre i rischi. Il cuore di tutto sarà ancora il reattore AP1000, già in funzione in Cina e approvato in diversi Paesi.
Ma il vero colpo di scena è che non si tratta solo di centrali per famiglie e industrie. Nel mirino ci sono anche i giganti del tech, quelli che gestiscono data center e infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Le cosiddette “hyperscaler”, insomma, hanno bisogno di tantissima energia stabile e, secondo Westinghouse, il nucleare potrebbe essere la chiave.
C’è poi il contesto geopolitico a dare una spinta ulteriore: Russia e Cina sono fuori gioco negli Stati Uniti per motivi politici, la francese EDF si è tirata fuori dai grandi impianti americani, e la coreana KEPCO non ha mai davvero messo piede nel mercato nordamericano. Solo GE Vernova si muove su un fronte diverso, puntando sugli SMR, i piccoli reattori modulari.
E proprio questi SMR stanno conquistando simpatizzanti. Società come NuScale e Holtec stanno proponendo soluzioni più piccole, più flessibili e soprattutto meno costose. Kelly Trice, presidente di Holtec, lo dice chiaramente: “Possiamo competere con i grandi reattori, ma con meno rischi”. Una promessa allettante in un mercato dove, spesso, sono i regolatori statali a mettere in pausa sogni da miliardi.
Insomma, la sfida è aperta: grandi impianti contro reattori più agili. Chi la spunterà?
