Parlare di sostenibilità oggi non è più un esercizio di stile o un’etichetta da appiccicare qua e là per fare bella figura. Sempre più spesso, dietro le parole ci sono scelte concrete, materiali nuovi e tecnologie che cambiano davvero le cose. È il caso di Qwarzo, un’azienda italiana che sta facendo molto parlare di sé per come sta rivoluzionando il mondo degli imballaggi alimentari. Il suo nome sta girando tra le mani di giganti come Starbucks e Lavazza, ma dietro questo successo c’è una storia interessante fatta di ricerca, determinazione e… silice.
Via la plastica, dentro la silice compostabile
Sì, perché la svolta arriva proprio da lì: un rivestimento minerale a base di silice che consente di eliminare completamente la plastica dagli imballaggi monouso, mantenendo però tutte le funzionalità di cui abbiamo bisogno — resistenza ai liquidi, al calore, agli oli. Una vera sfida vinta dopo oltre vent’anni di lavoro dal fondatore Luca Panzeri e il suo team. Come ama dire lui, “Qwarzo protegge la bevanda dal bicchiere e il bicchiere dalla bevanda”. Un gioco di parole che spiega bene la forza di una soluzione tanto discreta quanto efficace.
E i risultati non si sono fatti attendere. A partire da maggio 2025, Starbucks lancerà in otto Paesi europei un nuovo bicchiere da asporto, frutto della collaborazione tra Qwarzo, Metsä Board e Transcend Packaging. È composto da fibre di cellulosa tracciabili e rivestito con questo speciale strato minerale: niente plastica, niente PFAS, completamente compostabile e riciclabile insieme alla carta. Una vera manna per chi ha sempre mal digerito la raccolta differenziata dei bicchieri “classici”.
Anche Lavazza si è unita al movimento, adottando i bicchieri Qwarzo nei distributori automatici in Spagna, e presto anche in Germania, grazie al supporto del gruppo Flo. La tecnologia funziona perfettamente anche in contesti complessi come il vending professionale, dove il materiale deve resistere a temperature elevate e a un uso continuo.
Ma Qwarzo non si ferma qui. Grom e Venchi, ad esempio, stanno già usando cucchiaini, palette da caffè e piatti con questo rivestimento. Sono tutti certificati compostabili e già in linea con le direttive europee più severe. Non è solo una questione di greenwashing: qui parliamo di soluzioni che riducono davvero microplastiche e inquinamento.
Il bello? Per chi usa questi prodotti ogni giorno, il cambiamento è praticamente invisibile. Un bicchiere resta un bicchiere. Ma dietro quel gesto semplice c’è una piccola rivoluzione che, finalmente, fa bene davvero.
