Gli smartphone sono diventati il centro della vita digitale degli utenti di tutto il mondo. Il loro utilizzo, ormai, non si limita solo alle loro funzioni base. A tal proposito, i dati più recenti pubblicati da Techgaged.com hanno evidenziato che la navigazione da smartphone oggi rappresenta la fetta più ampia del traffico internet mondiale. Lasciando indietro computer e tablet. Il trend è diventato più evidente negli ultimi due anni. Se nel primo trimestre del 2024 la quota di traffico mobile era già molto alta (59,3%), i mesi successivi hanno mostrato un incremento continuo. Il dato più recente, relativo all’ultimo trimestre del 2025, segna un nuovo record. Il 64,1% del traffico online globale proviene oggi dagli smartphone. Confermando un’inarrestabile avanzata.
Smartphone sempre più usati nelle ricerche online
Un dato interessante emerge osservando l’evoluzione nel tempo. Dopo aver raggiunto il 53% a fine 2017, con l’espansione degli smartphone, la quota di traffico mobile aveva subito una battuta d’arresto l’anno dopo. Scendendo temporaneamente al 47%. Il triennio successivo ha registrato alti e bassi, ma dal secondo semestre del 2023 si è innescata una crescita costante. Con otto trimestri consecutivi in ascesa.
In tale contesto, Android si afferma come la piattaforma dominante. . A livello globale, il 72,7% del traffico web da mobile arriva dai dispositivi del robot verde. Una percentuale che supera di oltre due volte e mezzo quella registrata da iOS. Tale divario è spiegato dalla natura stessa dell’ecosistema Android. Il quale è adottato da un’ampia varietà di produttori.
A sostenere tale impennata è soprattutto l’Asia, che si conferma il motore trainante del web mobile. Cina, Corea del Sud e Indonesia sono in testa. Ciò grazie alla diffusione capillare di dispositivi a basso costo e alla rapida implementazione delle reti mobili di nuova generazione. In particolare il 5G. Solo nel mese scorso, il continente asiatico ha generato il 71,3% del traffico web mobile, superando di gran lunga la media globale e staccando America ed Europa. Quest’ultime, infatti, sono ferme attorno al 50%.
