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USA e Cina restano divise su temi chiave: dazi in agguato se Trump dirà no all’accordo
Sul tavolo, le materie prime indispensabili per la difesa e l’industria elettronica USA. La Cina si è impegnata ad aumentare le forniture, mentre Washington ha promesso un alleggerimento delle sue restrizioni tecnologiche. Secondo il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick, si tratta di “un primo passo costruttivo”. Anche il capo negoziatore cinese, Li Chenggang, ha confermato l’intesa, definendo i colloqui “sinceri e utili”. Il contenuto concreto resta però riservato, e l’attuazione dipenderà dalla decisione di Trump.
La tregua firmata a Ginevra rischia di essere solo una parentesi. Trump ha ora 60 giorni per scegliere se trasformare l’accordo di Londra in una svolta o in un’occasione persa. I punti di frizione finiti erano numerosi. Tra questi il surplus commerciale cinese, le accuse di dumping e la produzione e traffico di fentanyl sono ancora irrisolti. Se non verrà raggiunta un’intesa definitiva, i dazi torneranno a livelli record. Le esportazioni cinesi verso gli USA, già crollate del 34,5% a maggio, potrebbero subire un ulteriore tracollo.
Trump si ritrova così al centro di uno scontro che va oltre le tariffe. In gioco vi sono il controllo delle catene tecnologiche globali e la supremazia geopolitica. Il blocco USA su chip avanzati e motori per l’aerospazio ha già avuto ricadute dure, mentre la Cina ha risposto limitando l’accesso alle terre rare, fondamentali per la transizione energetica e la sicurezza nazionale americana. L’ex negoziatrice USA Wendy Cutler ha parlato di un equilibrio “precario e temporaneo”. E ha sottolineato come ogni passo in avanti richiederà, ancora una volta, l’ impronta personale di Trump.










