Parlare di cambiamento climatico, di solito, significa affrontare una valanga di cattive notizie. Ma stavolta, incredibile a dirsi, c’è un aggiornamento che ci fa quasi tirare un sospiro di sollievo: l’Unione Europea è quasi riuscita a centrare uno dei suoi obiettivi più ambiziosi per il 2030. Parliamo di un taglio del 55% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990. E no, non è solo un annuncio a effetto. Secondo le ultime previsioni della Commissione Europea, siamo già a un promettente -54%.
L’Europa accelera verso la transizione energetica
È un traguardo importante, non solo sulla carta. Anche perché l’Europa è una delle aree del pianeta che si sta scaldando più velocemente. Non è solo una questione di “clima che cambia”: lo vediamo già con estati roventi, alluvioni sempre più frequenti e incendi che sembrano ormai parte della routine estiva. Le conseguenze toccano tutto — agricoltura, ecosistemi, economia, vite umane.
Eppure, qualcosa si muove. Negli ultimi due anni, molti Stati membri hanno fatto passi concreti, accelerando la transizione energetica. Già oggi le emissioni sono calate del 37% rispetto al 1990, e solo nel 2023 si è registrato un ulteriore -8%. Non male, considerando le difficoltà. E non finisce qui: diversi Paesi stanno già centrando l’altro obiettivo chiave per il 2030, cioè ottenere almeno il 42,5% dell’energia da fonti rinnovabili.
Detto questo, non è tutto rose e fiori. Alcuni Paesi, tipo Belgio, Estonia e Polonia, sono ancora in ritardo nel definire i loro piani. E nel frattempo, le tensioni geopolitiche, i rincari energetici e i venti di protezionismo (sì, guardiamo anche te, USA) stanno spingendo alcuni governi a chiedere di rallentare sulle regole ambientali.
La Commissione Europea, però, non sembra intenzionata a fare marcia indietro. Anzi, punta dritta al prossimo step: un taglio delle emissioni del 90% entro il 2040. Con un po’ di flessibilità in più, magari — si parla di strumenti come i crediti di carbonio — ma senza perdere di vista il quadro generale.
Insomma, non sarà una passeggiata. Ma per una volta, almeno, possiamo dire che l’Europa è sulla strada giusta. E che le promesse fatte non stanno rimanendo solo belle parole.
