Arriva un cambiamento di rotta inaspettato. L’Europa ha approvato, in via definitiva, un emendamento al regolamento sulle emissioni di CO2 per le auto e i veicoli commerciali leggeri. Il Consiglio europeo ha annunciato solo qualche giorno fa di aver adottato il provvedimento. Quest’ultimo introduce maggiore flessibilità per i costruttori nella fase di transizione ecologica. La nuova norma sarà pubblicata a breve nella Gazzetta Ufficiale dell’UE ed entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione.
Europa e auto: tra sollievi normativi e nuove incertezze economiche
Il cambiamento principale scelto dall’Europa riguarda la modalità di calcolo delle emissioni. Cosa che avverrà non più anno per anno, ma su base triennale. Ciò significa che le case automobilistiche potranno rispettare i limiti previsti per il 2025, 2026 e 2027 valutando la media complessiva delle emissioni di CO2 nell’arco dei tre anni. Una novità che consente di assorbire eventuali sforamenti temporanei e premiarli con prestazioni migliori nel lungo periodo.
L’emendamento è frutto delle forti pressioni dell’industria automobilistica, delle associazioni di categoria e di alcuni governi europei, preoccupati per le sanzioni economiche che sarebbero scattate con la normativa attuale. Da un lato tale intervento offre sollievo al settore. Dall’altro però porta a nuove domande sull’efficacia delle strategie climatiche dell’ Europa. All’indomani dell’approvazione, sono arrivate le prime reazioni. UNRAE, l’associazione che rappresenta i costruttori esteri in Italia, ha espresso soddisfazione moderata. Secondo l’associazione, la misura è stata richiesta da tempo, ma è arrivata in ritardo rispetto alla pianificazione economica delle aziende.
Non solo. UNRAE avverte che i nuovi criteri non mettono al riparo le aziende da tutti i rischi economici. In base ai principi contabili internazionali, chi non raggiungerà gli obiettivi annuali potrebbe comunque dover contabilizzare accantonamenti. Ciò avrebbe un impatto diretto sui risultati economici, anche in assenza di multe. Infine, resta l’ombra della nuova politica commerciale americana. I dazi annunciati dagli Stati Uniti riportano alla mente situazioni economiche chiuse, simili a quelle degli anni Trenta. Un dubbio pesante per un mercato che punta all’internazionalizzazione e alla stabilità.
