Le accise sui carburanti non hanno mai smesso di crescere. In 25 anni, l’accisa sulla benzina è aumentata del 35%, passando da 0,527 a 0,713 euro al litro. Sul diesel, l’aumento è stato ancora più pesante: da 0,388 a 0,632 euro, pari a un +62,8%. Promesse di tagli? Rimaste parole al vento. Mentre la pressione fiscale aumentava, i portafogli si svuotavano. Nonostante le proteste e le polemiche, la benzina oggi in Italia è tra le più tassate d’Europa. Il peso fiscale complessivo arriva a 1,020 euro al litro, posizionando il Paese al settimo posto tra i 27. Ancora più pesante la situazione del gasolio: l’Italia è seconda in Europa, dietro solo all’Irlanda, con 0,919 euro al litro di tasse. Davvero si può parlare di equità fiscale dei carburanti? Pare di no.
Riordino delle accise: qualcosa non torna
Il recente riordino delle accise, spinto come misura di riequilibrio, ha portato conseguenze immediate alla pompa. Il prezzo del diesel è aumentato di 1,5 centesimi al litro. La benzina, però, non è scesa come ci si aspettava. Il sospetto aleggia nei distributori. Chi sta davvero guadagnando? La Guardia di Finanza è stata chiamata a intervenire. Controlli in corso per verificare eventuali manovre speculative. Il Codacons ha presentato un esposto a 104 Procure italiane, chiedendo di accertare possibili reati come truffa aggravata e aggiotaggio. Sotto la lente, comunicazioni interne tra compagnie e gestori, oscillazioni di prezzo sospette e politiche di distribuzione opache. È davvero solo un effetto tecnico del riordino?
I dati europei parlano chiaro. La media UE per le accise sulla benzina è 0,855 euro al litro. In Italia si pagano il 19,3% in più. Sul diesel la differenza è ancora più marcata: media europea 0,740 euro, mentre in Italia si arriva a +24,2%. Su un pieno da 50 litri, fanno quasi 9 euro in più solo in tasse. È ancora sostenibile tutto questo? A pagare sono sempre gli stessi: gli automobilisti, lasciati soli davanti a rincari che sembrano inarrestabili. Quanto ancora sarà tollerabile la situazione?
