In Italia si trovano oltre 80 milioni di smartphone inutilizzati. Di cui quasi un terzo potrebbe essere ricondizionato e riportato all’uso. Questo dato emerge da una ricerca condotta da Fraunhofer Austria Research su incarico di Refurbed. Ha analizzato il fenomeno in tutta l’Europa. In totale, i dispositivi non utilizzati sono circa 642 milioni. Con 211 milioni perfetti per una seconda vita. La ricerca è stata aggiornata al 2025 e certificata secondo gli standard internazionali. E mette in luce quanto lo stoccaggio domestico di telefoni vecchi rappresenti una miniera di risorse preziose e una sfida ambientale. Anche se alcuni smartphone ricevono aggiornamenti software per più di sei anni, la loro durata media d’uso si ferma a meno di tre. Questo rapido ricambio alimenta un crescente accumulo di dispositivi inattivi, con quasi la metà degli europei che conserva vecchi telefoni senza né smaltirli né rivenderli. In questo contesto, l’Italia si posiziona tra i primi paesi europei per numero di smartphone accantonati, subito dopo Germania e Francia.
Smartphone inutilizzati: un problema ambientale e una risorsa da valorizzare
Dietro questi numeri si cela un enorme valore economico e ambientale. Ogni smartphone contiene metalli preziosi e materie prime critiche come cobalto, oro, magnesio e palladio. Se si fa la somma, i più di 640 milioni di telefoni inattivi in Europa creano più di 41.000 tonnellate di materiali importanti.
Il valore potenziale delle materie prime supera 1,6 miliardi di euro. Mentre la possibile rivendita di dispositivi recenti potrebbe raggiungere oltre 6 miliardi. Tuttavia, il problema più urgente riguarda l’incremento dei rifiuti elettronici. Un flusso che in Europa cresce di anno in anno. L’Italia da sola produce 1,8 milioni di tonnellate di e-waste ogni anno. Superando così la media europea.
Alcuni studi dicono che allungare la vita degli smartphone e ricondizionare quelli inutilizzati potrebbe diminuire del 40% l’aumento di questi rifiuti entro il 2030. Con un impatto positivo anche sulle emissioni di CO₂ e sul consumo dell’acqua. Il ricondizionamento si configura così come una strategia fondamentale per preservare le risorse e rallentare la crisi ambientale. Oltre a fornire un valore economico importante per i cittadini e per l’industria.
