Questa volta YouTube si servirà dell’intelligenza artificiale per quanto riguarda la sua attività pubblicitaria all’interno dei video. L’obiettivo di Google è quello di inserire all’interno della sua piattaforma dei nuovi spot ma nei momenti più emozionali di un video. “Peak Points”: questo è il nome della nuova funzionalità che va a basarsi sull’AI Gemini. Questa riuscirà a riconoscere qual è il picco emotivo di ogni filmato sfruttandolo per lanciare uno spot, così da tenere gli utenti incollati al video anche mentre trascorre la pubblicità.
In breve, mentre gli utenti guardano un video, l’IA analizza la scena e individua i momenti in cui le emozioni raggiungono il massimo. Potrebbe essere una proposta di matrimonio, una scena drammatica o un colpo di scena. Proprio quando l’emozione è al massimo, YouTube inserisce la pubblicità, cercando di colpire lo spettatore nel suo momento di maggiore coinvolgimento.
Una nuova frontiera della pubblicità
Fino ad oggi, YouTube ha sempre utilizzato i dati demografici e le preferenze degli utenti per scegliere quali annunci mostrare. Con Peak Points, invece, l’obiettivo è diverso: non conta solo chi guarda, ma come si sente. L’algoritmo cerca di riconoscere un sorriso, una lacrima o uno sguardo sorpreso e decide che è il momento perfetto per mostrare uno spot.
Durante l’evento Upfront di YouTube, è stato mostrato un esempio: una proposta di matrimonio sulla neve, un momento dolce che viene subito seguito da uno spazio pubblicitario. Una scelta che, secondo alcuni, può sembrare quasi inquietante, come in un episodio di Black Mirror, dove la tecnologia sfrutta le emozioni degli utenti in modo quasi manipolativo.
Pubblicità più coinvolgenti, ma anche più invasive
YouTube spera che questa tecnologia renda gli annunci più efficaci per gli inserzionisti. Ma resta da vedere come reagiranno gli utenti. Colpire le persone nel momento di maggiore vulnerabilità emotiva potrebbe risultare fastidioso o addirittura invadente.
La sfida per YouTube sarà trovare il giusto equilibrio: migliorare l’efficacia degli spot senza far sentire gli utenti manipolati. Un esperimento che potrebbe cambiare il modo di fare pubblicità, nel bene o nel male.
