Per anni ci siamo sentiti dire che le bioplastiche erano la risposta alla plastica tradizionale. Quelle cose che sembrano plastica ma che, in teoria, si degradano più facilmente perché fatte con materiali “naturali” come l’amido di mais, lo zucchero, il riso… Insomma, sembravano quasi commestibili. E l’idea ci piaceva: usa e getta, ma con meno sensi di colpa.
Bioplastiche, il lato oscuro della plastica verde
Peccato che le ultime ricerche ci stiano facendo rivedere un po’ tutto. Uno studio recente – di quelli seri, condotti su modelli animali e non su opinioni da social – ha mostrato che queste bioplastiche potrebbero essere più tossiche di quanto immaginiamo. I ricercatori hanno fatto un esperimento su gruppi di topi esposti per tre mesi a bioplastiche in dosi realistiche, come quelle che potremmo assorbire noi attraverso cibo, acqua o contatto quotidiano. Il risultato? Lesioni a fegato, intestino, ovaie, squilibri nella flora intestinale e persino alterazioni genetiche. Non proprio l’effetto “eco” che ci aspettavamo.
Ma facciamo un passo indietro. Anche se viene dal mais, una plastica resta comunque una miscela di sostanze chimiche. E molte di queste – tra cui ftalati, bisfenoli e altri nomi che fanno venire voglia di cambiare discorso – sono sospettate da anni di provocare danni alla salute, dai disturbi ormonali ai tumori. La differenza è che con le bioplastiche ci siamo illusi che bastasse l’etichetta “bio” per stare tranquilli. Spoiler: non basta.
E mentre la produzione continua a crescere (nel 2024 si sono toccati i 2,5 milioni di tonnellate, e si prevede il doppio entro cinque anni), gli studi sugli effetti a lungo termine sono ancora pochissimi. Un po’ come buttarsi in mare senza sapere se ci sono meduse. Solo che in questo caso le meduse sono microscopiche, invisibili, e magari le stiamo anche mangiando.
Quindi che si fa? Niente panico, ma nemmeno indifferenza. Forse è il momento di ripensare l’usa e getta, anche quando ci viene venduto come sostenibile. Ridurre davvero il consumo di plastica – classica o bio – è ancora la strada più sicura. E anche se non possiamo eliminare tutto, possiamo cominciare da ciò che usiamo ogni giorno: bottiglie, contenitori, posate, abbigliamento sintetico. Ogni piccola scelta conta. E, alla lunga, può fare davvero la differenza.
